Segnalazione: “Il peggior fantasy mai scritto: Auto-critica parodica” di Giulia Calligola

Titolo: Il peggior fantasy mai scritto

Autore: Giulia Calligola

Editore: Self Publishing

Genere: Parodia/Fantasy

Pagine: 290

Prezzo e-book: 2,99

Prezzo cartaceo flessibile: 12,99

Prezzo cartaceo rigida: 18,99

ISBN 13 rigida: 979-8361648047

ISBN 13 flessibile: 979-8361625673

Data di pubblicazione: 20 novembre 2022

TRAMA:

Interno, giorno. Giulia Calligola, di anni 13, si siede alla sua scrivania. Ancora non lo sa, ma sta per scrivere il libro fantasy più ingenuo, sconclusionato e orripilante della storia. E oggi la versione trentenne della medesima autrice è pronta a regalare al mondo questo gioiello.

Perché? Beh, perché è esilarante!

Anche se per i motivi sbagliati.

Sì, ok, ma in che consiste il libro?

Questo non è un romanzo classico. Si tratta di un fantasy parodico, nello specifico di un’auto-critica. Un libro scritto da una ragazzina, lasciato così com’era, con tutti gli errori, le ingenuità e i doppi sensi non voluti; ma ripreso e commentato dalla versione più matura dell’autrice. In veste comica, s’intende. Esperimento mai tentato nella storia dell’editoria (e forse a ragione, ma Giulia, che ora sta parlando di sé stessa in terza persona, ha voglia di sperimentare e sbatterci il muso).

Un fantasy non editato ma commentato, quindi?

Esatto. I commenti comici sono direttamente sul testo, in grassetto e tra parentesi quadre. [Così, per intenderci]

Ma… Giulia, stai bene?

Probabilmente no.

Ed esattamente cosa speri di ottenere?

Farvi ridere non basta? Ingrati.

Comunque in realtà ci sono ragioni anche più profonde. Innanzitutto, questo libro è una vera e propria lezione di scrittura creativa: cosa NON fare quando si scrive un fantasy. E poi è un ottimo esempio di quanto l’esperienza e la pratica siano importanti per migliorare. Alcuni Utenti Kindle e Anonimo giurerebbero che le pubblicazioni più recenti siano i peggiori libri che Giulia Calligola abbia mai scritto, e invece dovranno stupirsi: un tempo, ella scriveva ancora peggio.

Quindi sedetevi, mettetevi comodi. Preparatevi a entrare in questo mondo di fate, maschi di fate, centauri “molto grossi”, arpie con difficoltà di dizione, unicorni bianchi che si chiamano “Bianchi” e finanche nani sardi. L’autrice non si assume alcuna responsabilità in caso di svenimento, sincope, infarto o morte del lettore. Disclaimer per contenuti con ironia tagliente (spesso autoinflitta dall’autrice, per l’autrice). Insomma, non pensateci neanche a farle causa, chiaro? Sta solo scherzando.

Per il resto, buona lettura, e divertitevi!

BIOGRAFIA:

Giulia Calligola, classe ’93, è nata e cresciuta in Emilia-Romagna. Da sempre appassionata di arte, grafica digitale e narrativa di ogni genere: sia come lettrice che come scrittrice, predilige storie dal forte impatto psicologico. Ha esordito pubblicando i primi romanzi fantasy e horror con Dario Abate Editore e proseguendo parallelamente come autrice indipendente con il dark fantasy “La Bellezza del Vuoto”. Nella vita è laureata in giurisprudenza: il suo romanzo più venduto, “Il Giudizio di Persefone”, nasce dalla necessità di rivisitare la mitologia e allo stesso tempo condividere in maniera accattivante l’importanza di temi quali la giustizia e l’ambiguità della colpevolezza.

Recensione: “Malice” di Heather Walter

Genere: Fantasy/romance/LGBTQIA/FxF

È difficile, impossibile, dare meno di 5 ⭐ a questo libro, nonostante qualche piccolo refuso riscontrato.

Questo non è un semplice retelling di una favola in versione LGBTQIA, questo è un fantasy di tutto rispetto!

Ho adorato Alyce, Malyce, sin dal primo istante. L’ho sentita incredibilmente vicina, “umana”. Ho patito con lei ogni ingiustizia che ha subito, ho gioito per l’incontro con Aurora e per il modo in cui si sono avvicinate, trovandosi diversissime eppure simili, prigioniere entrambe delle aspettative altrui e di ciò che la società in cui vivono ha deciso per loro.

Un libro ricco di magia, di creature di ogni genere, un mondo creato che non ha nulla di meno di molti blasonati libri fantasy.

E poi la realtà, nella fantasia, di anime fragili, mai solo bianche o nere, ingenue, a volte corruttibili, non sempre in grado di perdonare e di fare la cosa più giusta.

Il finale è da cardiopalma e ti lascia con migliaia di domande non solo su ciò che avverrà nel prossimo libro, ma anche sulla natura stessa dell’essere umano.

In attesa spasmodica del prossimo, ringrazio Oscar Vault Mondadori per la copia ricevuta… e anche questo finirà in cartaceo sulla mia libreria.

Assolutamente consigliato!

Recensione: “La casa sul mare celeste” di TJ Klune

Genere: Fantasy/Allegorico/LGBTQIA+

5 stelle non bastano neanche questa volta per l’ennesimo capolavoro di Klune.

Ho acquistato il libro all’uscita, come faccio sempre, del resto, per ogni suo romanzo.

Come con altre opere di Klune, non l’ho letto subito. Il mio cuore per essere tranquillo deve sapere che ho sempre un romanzo di questo fantastico autore da leggere, perché al momento giusto, quando ne ho assoluto bisogno, eccolo pronto a ricaricarmi di energie o a risollevarmi… proprio come farebbe una fenice che dalle sue ceneri risorge.

Ebbene, era arrivato il momento di questo gioiello e, pur riconoscendo molte cose di lui tra queste righe, l’autore è riuscito a sorprendermi.

Una storia diversa dalle altre lette, delicata ma coinvolgente, talmente densa di bellissimi passaggi da aver perso il conto di quanti ne ho sottolineati:

“Se ti metti in ascolto, sentirai una quantità di cose che nemmeno sapevi esistessero”.

Linus l’ho amato dal primo secondo. Mi ha fatto un’incredibile tenerezza, mi ha fatto ridere (mi ha ricordato per alcuni versi Paul Auster della sua serie “amore a prima vista”) e l’ho trovato così umano, così reale, così “speciale”.

Dopo qualche capitolo ero in piena adorazione del libro e in un secondo ho amato tutti gli altri personaggi: il piccolo Lucy (assolutamente delizioso e divertente, ma anche struggente) e tutti gli altri bellissimi “bambini”: Talia, Phee, Sal, Chaucney, Theodore (voglio un Theodore vi prego!).

Amato tanto anche Zoe, ovviamente e, beh, Arthur Parnassus. Come non amare Arthur? Come non adorare la sua storia, come non desiderare di ritrovarmi anche io sotto le “ali protettrici” di questo direttore così eclettico e fuori dal comune?

“Vorresti essere lì?”

È una frase che Linus si ripete di continuo e sì, vorrei essere lì con tutti loro, così come, dopo aver letto la serie Green Creek, ho sempre voluto far parte del branco Bennett.

Klune ha questa magia particolare: in ogni suo libro, che sia fantasy/allegorico come questo, che sia urban fantasy, che sia romance o sci-fi, lui riesce sempre a farmi desiderare di trascorrere del tempo al fianco dei suoi personaggi e far parte delle famiglie più strampalate, eterogenee e meravigliose di cui abbia mai letto.

A 55 anni suonati riesce a farmi piangere, ridere e appassionare ogni volta e con quest’opera lo ha fatto con un’incredibile delicatezza: come una piuma che ti accarezza il volto sprigionando un calore immenso che ti riscalda anima e cuore.

Grazie T.J. Klune, davvero grazie.

Super consigliato!

Segnalazione: “La bambina fatta di niente” di Chiara Forlani

Titolo: La bambina fatta di niente

Autore: Chiara Forlani

Editore: Brè Edizioni

Genere: fantasy/romance

Pagine: 174

Prezzo e-book: 2,99

Prezzo cartaceo: 11,40

ISBN 13: 979-1259701473

Data di pubblicazione: 28 gennaio 2022

TRAMA:

È una sera come tante, in una palazzina di periferia a Ferrara. Anzi no, non è una sera come tante, perché Vittorio, che di lavoro fa il tassista ed è un uomo affascinante, è appena tornato da un lungo viaggio di lavoro che lo ha portato a Cortina e Misurina. Siamo all’alba degli anni Settanta, i protagonisti del romanzo vivono una realtà complessa e sfaccettata: ciascuno degli attori della storia ha qualcosa da nascondere. Tutti i personaggi, sia i cittadini esemplari, sia gli spacciatori e le prostitute, si agitano nel torbido e nella paura. Quella sera maledetta succederà qualcosa di grave. A investigare sui misteri della palazzina saranno tre spiriti, rimasti sulla terra proprio per capire: due anziani e una bambina, Evelina.

“La bambina fatta di niente” di Chiara Forlani, terzo qualificato al “Premio Milano International 2021″, sezione romanzi inediti, e finalista al Premio Letterario “Streghe, vampiri & Co.”

Recensione: “Hindsight” di Enys LZ

Genere: MM romance urban fantasy

Un generale 4.5 ⭐

Iniziamo con il dire una cosa: se non mi avessero detto che questo è un urban fantasy, io non lo avrei letto.

La cover, per quanto alla fine la comprendi e ha un senso, continuo a trovarla davvero inquietante e, soprattutto, fa pensare più a un horror satanico/religioso e con magari violenza domestica più che a un urban fantasy di questo genere.
Non avrei nemmeno letto la trama se non avessi conosciuto l’autrice e non avessi chiesto delucidazioni.
Ho anche fatto una prova, chiedendo ad altre persone, forti lettori, che tipo di libro pensavano fosse guardando la cover, e la risposta è stata la stessa.

Perché faccio questa premessa? Perché questo è davvero un buon urban fantasy e mi chiedo quante persone, che non frequentano gruppi e autori, abbiano guardato la cover e siano passati avanti fuorviati, senza neanche dare una possibilità a un libro che merita sicuramente di essere letto e apprezzato.

Ovviamente, ho amato Sean sin dal primo momento (anche se avrei preferito che la nota introduttiva sul personaggio fosse messa come nota finale, perché mi ha anticipato una cosa importante di Sean che avrei voluto scoprire e capire da sola leggendo.)
Un personaggio con così tante sfumature, dubbi, insicurezze e forze inconsapevoli, che non puoi non amare dalla prima all’ultima riga.

Raphael è anche più complesso, e credo meriti maggiore approfondimento. Sono certa che nei prossimi libri (di sicuro ce ne saranno, anche se è autoconclusivo. Ci sono molte cose ancora da dire) l’autrice avrà modo di parlarci ancora di lui e della incredibile dicotomia che si trova ad affrontare (ho faticato a comprendere, ammetto, in che modo riesca a conciliare le varie parti di sé.)

Bellissimo che sia un romanzo corale nel vero senso del termine. Amo i libri in cui tutti i personaggi trovano il loro spazio e non ci si sofferma solo su uno o due.

Tra l’altro, diciamo anche che, per la seconda volta, l’autrice mi ha fatta innamorare perdutamente di un personaggio secondario, di cui vediamo poco a fine libro, ma quel poco: WOW. Attendo con ansia un libro dedicato a lui.

Insomma, tirando le somme: bel ritmo, bella idea di mondo creato, bei personaggi, tutti, e bella storia d’amore.

Sicuramente consigliato.

Recensione: “Il palazzo d’estate e altre storie (Captive Prince Vol. Extra)” di C.S. Pacat

E dunque che dire. Di sicuro questo è il libro migliore della saga, anche se a conti fatti è considerato una breve raccolta di extra.

Davvero un gran peccato che il capitolo “il palazzo d’estate” non sia inserito come epilogo della trilogia, perché di fatto lo è. Rappresenta quella mancanza che ho sentito alla fine del terzo libro, quel nodo ancora da scogliere e da affrontare tra Laurent e Damen.

Mi auguro che un giorno autrice e casa editrice originale (non la Triskell, che non ha potere decisionale su questo e ha svolto un ottimo lavoro di traduzione ed editing) decidano di rimettere mano al primo libro e di inserire questo capitolo come epilogo della trilogia. Se un giorno accadrà questo, sarà il giorno che li comprerò anche in cartaceo.

Molto belli anche gli altri capitoli e l’approfondimento degli altri personaggi che ho molto apprezzato, al punto di desiderare un libro a parte per Ancel.

Detto ciò, passata anche alla novella su Erasmus, ammetto che era davvero da molto tempo che dei personaggi non mi prendevano così tanto al punto da sognarmeli.

Forse proprio per questo mi rammarico delle mancanze rilevate nei precedenti.

Per chi ha letto la trilogia, assolutamente consigliato questo volume… anzi, direi proprio necessario.

Recensione: “L’ascesa del Re (Captive Prince Vol. 3)” di C.S. Pacat

Anche con questo terzo libro mi trovo davvero in difficoltà a recensire.

Per onestà intellettuale, comunque assegno le cinque stelle, anche se sono non piene e con riserva per una mancanza che ho sofferto sulla parte finale, e che ho invece trovato nel seguente, già iniziato, che sono una sorta di capitoli extra, diciamo.
Se ciò che ho letto nel seguente fosse stato inserito come epilogo, sarebbe stato perfetto.

Detto ciò, tutto quello che avevo già intuito di Laurent già dal primo libro si è avverato, quindi nessuna sorpresa per me.

Ciò nonostante, ci sono stati una serie di colpi di scena, che non riguardano il personaggio di Laurent, assolutamente inaspettati.

Ritmo serratissimo. Sono stata con il fiato sospeso fino alla fine. Intrighi, battaglie, tattiche e il percorso di ogni personaggio è stato assolutamente appassionante.

In questo libro sono stata del tutto immersa in questa realtà, avvolta dalle ambientazioni, dai profumi, dai percorsi di crescita di Laurent e Damen come di ogni altro personaggio, fino anche a comprendere, vivendo sulla mia pelle, i tormenti di ognuno di loro.

Se devo dare una valutazione a tutta la saga, si ferma a un 4.5 complessivo per le mancanze sopratutto iniziali e una parte importante e narrativamente necessaria che si ritrova però solo nel successivo in un capitolo extra.

Al di là di tutte queste considerazioni, magari questi libri non finiranno mai in cartaceo sulla mia libreria, ma mi hanno davvero trascinata in un’avventura che sono contenta d’aver vissuto.

Consigliato.

Recensione: “La mossa del Principe (Captive Prince vol. 2)” di C.S. Pacat

Questa è una recensione davvero difficile da fare, e una volta di più bella lunga.

Ci sono cose in questo secondo libro della saga da 5 ⭐ piene e altre che invece si fermano a 4 ⭐.

Per onestà intellettuale, alla fine ho deciso di assegnare 5 ⭐ anche se sarebbero con un doppio meno davanti e ve ne spiego i motivi.

Le 5 ⭐ piene:

1. Finito in un baleno e faticato davvero a staccarmi, al punto che, in piena notte, ho iniziato subito il terzo. Anche quando non leggevo, continuavo a rimanere con la testa ferma lì nella storia e anche ora vorrei tornare a leggere piuttosto che fare altro. Non mi accadeva una cosa del genere da molto tempo.

2. Io amo lo slow burn, e decisamente qui è portato magistralmente avanti. Nessuna fretta, i personaggi sono costruiti benissimo (tutti, anche i secondari) approfonditi e lineari, eppure allo stesso tempo molto complessi e ricchi di sfumature.
Anche i personaggi di contorno, anche gli antagonisti sono rappresentanti a tutto tondo, al punto che di alcuni di loro finisci per avere pietà, nonostante tutto. Questo è un enorme punto a favore ed è ciò che mi ha spinta a mettere le 5 ⭐.
Facile creare un villain da odiare, molto più difficile è dargli una struttura così articolata da farti, alla fine, capire che, in fondo, anche lui è una vittima (non sto parlando di Laurent.)

3. Per quanto avessi intuito alcune cose che riguardano Laurent già nel primo libro, di cui 1 su 3 è stata svelata e avevo ragione, c’è stato un colpo di scena, che non riguarda Laurent né Damen, che davvero mi ha sorpresa.

4. La mente di Laurent continua ad affascinarmi in modo incredibile, ma intravedere in quella glaciale perfezione anche attimi di fragilità e perdita di controllo è stato il colpo di grazia, per me.
Non dico di amarlo, ci sono cose di lui che mi fanno ancora storcere il naso, ma lo comprendo e mi affascina. Inoltre va considerato molto il contesto in cui sono inseriti sia lui che Damen.

5. Dal 30% in poi del libro, finalmente ho iniziato a “vedere” e respirare anche gli ambienti. Mi è rimasta impressa la battaglia che mi ha fatto sentire il clangore delle spade e delle corazze, i corpi che si scontrano, il sudore dei soldati come quello dei cavalli. Stand ovation in quel momento.

Tutto ciò ha sicuramente meritato le 5 stelle piene.

Quello che non mi ha convinta e che, quindi, nella mia personale classifica non permette ancora a questa saga di superarne altre (Green Creek di Klune, tanto per nominarne una a caso, pur se differentissima in quanto non rientra in un epic fantasy come questa, ma in un urban fantasy in epoca moderna) sono le seguenti cose:

1. La parte iniziale risentiva della stessa mancanza che avevo percepito nel primo libro: zero ambientazioni esterne. Fino al 30% della storia, almeno, i personaggi si spostavano da un posto a un altro e avrebbero potuto stare tra lande desolate, nell’Amazzonia o tra i ghiacci dell’Alaska. Per fortuna a un certo punto è cambiato qualcosa ed è stato come leggere un libro diverso e ben strutturato in ogni dettaglio.

2. Non riesco a comprendere il motivo per il quale si è deciso di dividere la storia in tre libri. I primi due avrebbero tranquillamente potuto essere uno solo, e avrebbe avuto maggior senso. Mi infastidisce un poco, ammetto. Mentre scrivo questa recensione sono quasi in dubbio sull’assegnare di nuovo un 4 e non un 5 proprio perché il primo e secondo mi sembrano decisamente quasi un unico arco narrativo e le mancanze del primo influenzano molto il secondo.

Ciò nonostante, alla fine decido di lasciare un 5 ⭐.

Se ci sto riflettendo così tanto e non riesco a staccare la mente, beh, è un risultato che da solo merita il voto quasi pieno.

Ci risentiamo alla fine della saga che, comunque, non posso non consigliare.

Recensione: “Il principe prigioniero (Captive Prince Vol. 1)” di C.S. Pacat

4 ⭐ nel complesso

Come il caffè sospeso questa è una recensione “sospesa” e anche piuttosto lunga.

Nel senso che, essendo il libro quasi solo un’introduzione a tutta la #saga (lo si percepisce in maniera palpabile anche arrivando al termine delle 240 pagine), mi riservo di correggere questa valutazione, in meglio o in peggio, quando avrò letto gli altri della serie.

Premessa doverosa:

Avevo mille pregiudizi riguardo questa saga in quanto NON amo gli abusi romanticizzati, NON amo che si usi l’escamotage di un contesto di schiavismo per crogiolarsi in situazioni “erotiche” non consensuali ed estreme, sono alquanto stufa di leggere ovunque scene con pratiche sadomasochiste e similari, NON mi fa impazzire il trope “enemies to lovers”, NON mi strappo i capelli per i “bad boy”, i sadici, i villain e nemmeno per gli strateghi criminali o violenti.

Premesso tutto ciò, che non è poco, avevo scelto (anche dietro numerosi suggerimenti) di provare comunque a leggere questa saga super osannata per farmi una mia idea.

E, in ordine, sono accadute tre cose davvero inaspettate:

1. Sono rimasta incredibilmente affascinata da Laurent. È come se mi fossi ritrovata di fronte a un serpente incantatore che mi ha stregata. Chiariamoci, non sono innamorata, non ancora almeno, del personaggio, e non giustifico alcuni suoi atti, ma ne sono terribilmente incuriosita.
Nonostante già dalla prima apparizione di Laurent abbia intuito un particolare importante (che non è stato svelato, ma sono certa salterà fuori) e a un certo punto abbia anche già immaginato particolari della sua infanzia/prima adolescenza (anche questi non svelati ancora), ciò che mi attrae di lui è la sua mente, la sua arguzia e il come riesce a superare con una fine strategia tutta una serie di ostacoli.
Io amo gli intrighi di corte o politici, siano essi in epoca antica o moderna, e Laurent è il vero Re degli intrighi, che riesce a ribaltare a suo favore qualsiasi complotto si ordisca nei suoi confronti. Il come ci riesca è ciò che più mi attrae e appassiona.

2. Tutti gli abusi romanticizzati che temevo di incontrare sono stati evitati grazie all’unico punto di vista narrativo di Damen, il quale ha ben chiaro cosa sia una violenza o un abuso e cosa sia giusto o meno, anche in una società dove è consentito lo schiavismo. Mai nemmeno una volta si percepisce ciò che avviene come qualcosa di romantico. Anzi, personalmente ho avvertito lo stesso disgusto e la stessa rabbia di Damen, il che è di fatto una cosa positiva.

3. Appena terminato di leggere questo libro, in pochissimo tempo tra l’altro, ho iniziato la lettura del successivo. Li avevo acquistati tutti sul sito della casa editrice grazie a una promozione, e al momento non sono pentita d’averlo fatto come invece temevo.

Tutto questo appena detto mi avrebbe fatto dare anche un 5 ⭐, ma ho ancora alcune perplessità che sono le seguenti:

1. L’ambientazione. Ben descritti gli interni e gli abbigliamenti, ma fin quasi alla fine del libro avremmo potuto essere nell’antica Grecia come a Novara, su un altro pianeta o nel palazzo di fianco al mio.
Manca davvero tanto un’ambientazione di più ampio respiro.
Non dico di esagerare con infodump o descrizioni di 100 pagine alla Tolkien, ma neanche zero però.
La saga è catalogata come fantasy solo perché i luoghi non esistono e non sono mai esistiti. Un modo, lo capisco, per non essere legati a tradizioni, eventi e fatti di un mondo antico, ma non basta una piantina a inizio libro e nomi fantasiosi per creare un vero mondo alternativo. Sulla fine del libro si è iniziato a vedere qualcosa di più, ma poco per me.

2. La sensazione, almeno entro il 30% del libro, che si usasse in alcuni momenti l’escamotage della società schiavista per indulgere nel racconto di pratiche erotiche non consensuali c’è stata e mi ha fatto storcere il naso. Non molte, per fortuna, e il pov di Damen, che ne era disgustato, ha mitigato di parecchio il tutto e incanalato, per fortuna, in una giusta direzione. Diciamo che, per me, alcune cose si sarebbero potute tranquillamente evitare e la narrazione non ne avrebbe affatto risentito.

Comunque sia, alla fine la storia risulta appassionante e, pur avendo già immaginato alcune cose, la curiosità di vedere in che modo si evolve mi spinge a proseguire.

Questo al momento è un grande punto a favore e mi spinge a consigliarne la lettura.

Recensione: “Il circo del mare” di Maurice Fay

4.5 ⭐

Per chi, come me, ha già letto di Maurice Fay la Trilogia del Maremoto la lettura di questo libro è di certo ancor più apprezzata.

Nonostante sia uno standalone e possa essere letto pur senza conoscere gli altri tre libri, fa parte dello stesso “universo”, un mondo incredibile creato dall’autore che, attraverso il fantasy, riesce a parlarti di tante cose: percorsi di crescita individuali, machismo, imparare a giudicare la sostanza delle persone e non solo l’apparenza, la condizione delle donne, famiglie violente, società discriminante e individualista.

Maurice ha questa capacità di portarti in una favola piena di creature affascinanti come sireneidi, medutrope e uomini squalo e parlarti di argomenti importanti di ogni genere.

In questo libro specifico c’è anche un po’ un richiamo a “la bella e la Bestia” e non a caso La Bestia l’ho amato quasi da subito, pur intuendo chi fosse solo dopo un po’, anche se in realtà non ha alcuna importanza conoscere il dettaglio del suo passato, perché conta ciò che siamo oggi, la somma delle nostre esperienze, belle o brutte che siano state.

Questa è una favola che racconta anche di prigioni, quelle mentali e quelle fisiche, di eroi non comuni, di figure femminili straordinarie, di lati oscuri che tutti abbiamo e della capacità di guardarci dentro e accettarci per ciò che siamo.

Senza alcun dubbio consigliato.