Recensione: “Febbre” di Jonathan Bazzi

Ammetto che se non mi avessero spinto a leggere questo libro, probabilmente non lo avrei scelto come lettura. Ho letto negli anni passati così tanta narrativa LGBTQ+ basata su storie vere o comunque incentrata quasi esclusivamente su problemi e discriminazioni, con finali che raccontano la realtà, ma che spesso sembra non vogliano mai lasciare un’ombra di speranza e anche di “normalità”, che proprio non avrei mai pensato di buttarmi in un libro autobiografico in cui l’autore racconta il suo rapporto con la scoperta dell’essere sieropositivo.

Tuttavia, sono proprio contenta invece di averlo letto perché quest’opera, per nulla pesante, mi ha sorpresa davvero e per più motivi.

Innanzitutto ho apprezzato lo stile molto originale di scrittura: una prima (che in genere non amo) ma che sembra quasi un unico flusso di coscienza, con un ritmo serratissimo e anche vivace.

Jonathan, a capitoli alternati, ci racconta il suo presente e come affronta, in modo per nulla tragico, la scoperta dell’essere sieropositivo, ma anche il suo passato in una Rozzano piena di disagio sociale. E nonostante ci parli di un’infanzia dura, lo fa con una tale leggerezza, a tratti ironica, che il tutto scorre senza alcuna fatica.

Senza veli, senza paura di mostrarsi in ogni sua fragilità e debolezza e in quello che significa crescere non solo in luoghi dove l’essere gay non è nemmeno contemplato, ma anche in un tipo di vita, da adolescente e giovane adulto, “trascinato” da impulsi del tutto naturali in un mondo dove il sesso anaffettivo sembra essere l’unico motore.

Eppure, Jonathan ci mostra invece la sua incredibile sensibilità, come se fosse una principessa romantica prigioniera da una parte dell’omofobia del quartiere-città in cui cresce e dall’altra di un ambiente fatto solo di incontri occasionali, di chat e app. Una dolce fata che non riesce a spiccare il volo anche a causa del suo stesso corpo e desideri.

Questo non è un romance, eppure è una bellissima storia d’amore: quella di Jonathan che impara ad amare se stesso, e di chi con molta più serenità di lui rimane sempre al suo fianco.

Consigliatissimo.

Segnalazione: “Be my Serotonine” di Carenza

Titolo: Be my Serotonin

Autore: Carenza

Genere: Young Adult F/F

Data di uscita: 03/11/2020

Editore: Over the Rainbow – PubMe

Pagine: 302

Prezzo: eBook 2,99€ – cartaceo 14,15€

Trama

Linda frequenta l’Istituto Fermi ed è pronta ad affrontare la maturità con il suo spiccato animo sovversivo, quando entra nella sua vita Ale, la nuova docente di chimica. Un colpo di fulmine in piena regola, un amore che gli amici reputano platonico e adolescenziale, oltre che irrealizzabile per via dei quasi trent’anni che le dividono. Linda però si è accorta delle attenzioni che Ale le dedica e non ha affatto voglia di rinunciare a lei.

In uno sfondo femminista e queer, tra docenti fuori dagli schemi, studenti ribelli, proteste e dipendenze, si innesca la rivoluzione personale di due anime tanto diverse quanto affini, due anime in lotta contro la convenzionalità. Due molecole di serotonina.

Biografia autore

Carenza nasce a Torino nel 1998. Coltiva un forte interesse per la narrazione e per la scienza sin da bambina. Studia per diventare ostetrica ed è attivista LGBT+. Su Instagram e su Facebook gestisce “Polycarenze”, profilo in cui parla di poliamore, di transfemminismo e di Non Monogamie Etiche. Be my Serotonin è il suo romanzo d’esordio.

Recensione: “L’Acrobata – Legami di sangue vol. 1” di Agnes Moon

Sorprendentemente spassoso. Sono le prime parole che mi vengono in mente pensando a questo libro. Di rado con un Urban Fantasy, tra vampiri centenari e criminali viscidi, ci si diverte.

Ma ciò accade se non avete ancora conosciuto Liam, l’Acrobata, un ladro che si ritrova a rubare in casa di un vampiro e le cui esternazioni, a voce alta o nei suoi pensieri, mi hanno fatta sghignazzare per tutta la durata del libro.

Si può dire che l’ho divorato, nonostante non ami in particolar modo la scrittura in prima a pov alternati. Ma l’autrice è stata davvero brava, perché è riuscita a rendere ben distinti i due personaggi e, anche non vedendo il nome a inizio paragrafo o capitolo, si era certi di chi fosse il punto di vista in quel momento.

Del resto, Vincent di certo non parlerebbe né penserebbe come quel ragazzino sboccato e sfacciato che si ritrova in piena notte in casa sua alla ricerca di un suo bene molto prezioso.

Le battute tra i due sono favolose, così come i momenti di passione. E non mancano nemmeno i momenti adrenalinici e di ansia (sul finale in piena notte ho iniziato a bestemmiare in una decina di lingue temendo il peggio.)

Questo è il secondo libro che leggo di Agnes Moon, e si conferma un’autrice da seguire con assoluto piacere.

Pur facendo parte di una serie, è autoconclusivo. Ma sono certa vorrete poi proseguire con i successivi, per continuare a divertirvi ed emozionarvi con le avventure di un ladro davvero particolare e un vampiro di un fascino unico.

Consigliato.

Segnalazione: Una notte al Fashion” di Lily Carpenetti

Titolo: Una notte al Fashion

Autore: Lily Carpenetti

Genere: Storia d’amore

Data di uscita: 18/09/2020

Editore: Over the Rainbow – PubMe

Pagine: 196

Prezzo: eBook 2,99€ – cartaceo 12,90€

Trama:

Il Fashion. Un locale fuori mano, luogo perfetto per incontri
clandestini. Tutti lo conoscono, ma pochi ammettono di
frequentarlo o di esserci passati vicino.
Michele e Christian si ritrovano lì, ognuno alla ricerca disperata
di evasione. Michele, soffocato dalla provincia ristretta in
cui vive, è costretto a tenere nascosti i propri gusti sessuali.
Christian, intrappolato nel ruolo di figlio perfetto, è spinto a ricercare la trasgressione nei momenti liberi. Il loro primo incontro si consuma in fretta nei bagni, famelico
e urgente, tanto che Christian, confuso dall’alcool, è convinto di essere stato con una donna. L’amplesso tuttavia lascia loro addosso un’impronta impossibile da cancellare che li spinge
a cercarsi ancora, lottando contro le proprie remore per trasformare una notte al Fashion in qualcosa di più.

Biografia autore:

Lily è una mamma quarantenne, nata e cresciuta a Trieste. Negli ultimi anni ha affiancato all’attività in ambito sociale una proficua attività letteraria. La gran parte dei suoi romanzi
appartengono al genere M/M, o gay romance, pubblicati con le maggiori case editrici esponenti di questo filone. Nel 2017, con un racconto sul bullismo, ha vinto il concorso per racconti
contro l’omofobia “Oltre l’Arcobaleno” dell’Associazione Amarganta, presentato alla manifestazione LGBT Film Festival de l’Aquila.

Recensione: “Sotto un cielo in frantumi” di Sara Coccimiglio

Finalmente. Devo proprio dire così, finalmente una bella storia equilibrata in ogni aspetto, una boccata di ossigeno puro.

Dopo una serie infinita, e che sembrava inarrestabile, di libri mm letti pieni solo di violenza, abusi, sesso dalla prima all’ultima pagina, situazioni e personaggi al limite, ecco che con questo romanzo Sara mi ha permesso di avere una boccata d’aria fresca.

Passionale il giusto, romantico, dolce e con quel tocco di angst necessario ma non eccessivo, questo omegaverse è per me il suo miglior libro tra i sette che ho già letto.

Scritto in terza, e non più in prima, ha reso al meglio i punti di vista di entrambi i personaggi e da subito mi sono affezionata sia a Daniele che a Tristan. Entrambi fragili e forti, entrambi incredibilmente umani nei loro errori, quelli che tutti durante la nostra vita possiamo commettere a causa delle nostre insicurezze o delle difese che alziamo contro il mondo.

Sono immensamente grata a Sara per aver scritto questa storia, e a Luigina per averla spinta a tirare fuori dal cassetto questo piccolo gioiellino e non vedo l’ora di leggere gli altri di questa serie.

Consigliatissimo.

Recensione: “Tutto questo ti darò” di Dolores Redondo

Questo libro non è semplice, ma il dolore iniziale che si prova e che si dipana lungo tutta l’opera è un percorso necessario. Un lungo viaggio che porta il protagonista e i lettori a scoprire quanto ci lasciamo per strada di non detto, quanto diamo per scontate cose e persone che, da un momento all’altro, potrebbero non esserci più.

Ho amato in particolar modo le riflessioni di Manuel sul suo “essere scrittore”, ritrovandomi in molte delle sue affermazioni e abitudini. Ho viaggiato con lui tra campagne e vigne, ho assaporato con lui la scoperta del piacere primordiale di partecipare a un raccolto, ho sofferto con lui per la morte precoce di Alvaro e provato gli stessi turbamenti nello scoprire quella parte di vita del suo amato di cui non era a conoscenza.

Questo libro non è solo uno splendido giallo perfettamente costruito, ma anche un viaggio attraverso tradizioni, folclore locale, personaggi di ogni genere che sapranno sorprendere fino all’ultimo.

Un’opera sofferta, ma bellissima e ben scritta che non posso che consigliare senza alcun dubbio.

Recensione: “Villerouge” di Enys Lz

Ritrovarsi tra montagne e boschi in un piccolo paese e respirare aria pulita e fresca. Proprio questa è la sensazione che mi ha lasciato questo gioiellino, una storia che sul finale è riuscita a commuovermi, cosa per nulla scontata in un romance mm.

Questa è un’opera a tratti dolce, ma anche intensa, passionale e in alcuni momenti drammatica, senza però alcuna esagerazione in nessuna di queste sfumature. Un perfetto equilibrio che rende la lettura piacevole e intrigante.

Molto bella e particolare l’amicizia intima tra Scott e Jason e su quest’ultimo una menzione d’onore: mai personaggio “secondario” mi ha colpita così tanto, al punto quasi di tifare per lui e chiedere in privato all’autrice un sequel.

Una scrittura scorrevole e gradevole come l’intero romanzo che non posso che consigliare. Lasciatevi trasportare in questo paesaggio montano, dal clima rigido ma rigenerante e non ve ne pentirete.

Recensione: “Tabula rasa” di Mary Durante

Ho impiegato molti giorni per decidermi a leggere questa storia, e dopo averla terminata mi ci è voluta almeno una settimana per riuscire a farne una recensione che tenga conto di ogni sfumatura di quest’opera difficile e complessa.

Non vi parlerò della trama, non è mia abitudine farlo in genere e sarebbe davvero riduttivo soffermarmi su una cronologia di eventi che si susseguono con non pochi colpi di scena e ribaltamenti.

Ciò che mi preme invece è raccontarvi le numerose emozioni spesso contrastanti che questa lettura mi ha provocato: curiosità, disagio, compassione, rabbia, sorrisi, senso di frustrazione e infine comprensione.

Questa è una storia dura, difficile per alcuni aspetti, stratificata su vari livelli, che merita di essere letta e, soprattutto, di essere compresa nelle sue varie sfumature.

Non scambiatela per ciò che non è: “Tabula rasa” NON tratta di abuso romanticizzato, NON si riduce al troppo semplicistico binomio uomo forte/uomo fragile, NON è un banale erotico.

Questo libro, come tutti quelli della Durante, va a fondo della psicologia dei suoi personaggi, in questo caso soprattutto di Tyler, facendone venire a galla ogni sua fragilità, ma anche tutta la sua incredibile forza che alla fine supera ampiamente quella della controparte Butch.

Forse non è un libro per tutti, o forse molti lo hanno letto o lo leggeranno soffermandosi solo su alcuni aspetti, ma io non posso che consigliare quest’opera che ha toccato alcune corde particolari della mia anima, portandomi a sentire molto vicino a me Tyler in tutte le sue scelte, anche quelle più devastanti quando l’unico desiderio che hai per far tabula rasa di ogni pensiero è quello di distruggerti. Il suo è stato un percorso di crescita e di rinascita che ha lasciato cicatrici, ma in cui ognuno, anche se in modi del tutto diversi, può riconoscersi.

Consigliatissimo, forse l’opera più matura tra tutte quelle che ho letto di quest’autrice.

Recensione: “Memorie di uno schiavo romano” di Thea Bricci

Ho gradito particolarmente questa storia per due motivi principali: l’immersione nell’antica Roma, che ha sempre un suo incredibile fascino, e la capacità da parte dell’autrice di riuscire a mantenere viva l’attenzione attraverso il punto di vista di Nikos.

Si tratta proprio di un vero e proprio memoriale, scritto in prima persona, che rende la narrazione in questo caso ancor più realistica rispetto all’epoca di riferimento.

Il giovane Nikos ci racconta così la sua vita da schiavo che non ha visto altro che questo dalla sua nascita, e che quindi la vive come se non ci fosse altro al mondo. Mi sono affezionata da subito a lui, alla sua natura forte nonostante tutto, alla sua incredibile e camaleontica capacità di adattamento che comunque non lo cambia nel profondo e non lo vede mai falso o ipocrita.

Ho apprezzato molto anche le varie sfumature di tutti i personaggi, che hanno ognuno di loro vizi e virtù. Anche coloro che all’inizio ho odiato alla fine mi hanno fatto pena o sono addirittura riuscita non dico ad amarli, ma quantomeno a perdonarli.

Molto accurata l’ambientazione, che denota uno studio profondo da parte dell’autrice che non si è limitata a lasciarla come sfondo, ma anzi mi ha permesso di immergermi del tutto in quella realtà.

Un romanzo storico che, visto il genere MM e la condizione di schiavo di Nikos, avrebbe potuto facilmente scadere nell’erotico, e invece faccio i miei complimenti a Thea per non essere caduta in quella facile trappola e anzi aver lasciato trasparire solo i sentimenti e le emozioni provate dal protagonista di questa storia.

Consigliata per chi ama e vuole una lettura di ampio respiro.

Recensione: “Di te e di me” di Valentina M.

Ammetto che questo libro in alcuni momenti mi ha messo in seria difficoltà, ma questa è in definitiva una cosa buona. Se un’opera ti spinge a riflettere, se i personaggi ti fanno arrabbiare in alcuni momenti, tanto che saresti spinta a lanciare il kindle dalla finestra, e poi ti sorprendono e ti fanno sorridere, beh, vuol dire che l’autrice ha comunque alla fine smosso qualcosa e stimolato emozioni. Una storia in cui alcune situazioni accadute a un personaggio sembrano “eccessive” per una persona sola, poi però apri i quotidiani e leggi di orrori reali ben peggiori e ti rendi conto che no, non c’è proprio nulla di eccessivo.

Si tratta di un romanzo corale, con tanti personaggi e molte storie che si intersecano tra loro. Valentina è riuscita a portare avanti ogni personaggio senza tralasciarne uno, ha parlato della vita in una cittadina italiana, ci ha raccontato di disabilità, di pregiudizi, di fragilità, di vigliaccherie e coraggio. Un piccolo mondo che ne racchiude tanti.

Il personaggio che più ho amato in tutta la storia è certamente Dario, un uomo la cui vita coraggiosa lo ha trascinato su una sedia a rotelle, ma che è stato in grado con difficoltà e perdendo pezzi per strada di rialzarsi metaforicamente da quella sedia e ricominciare a vivere. Il suo è un personaggio straordinario, vissuto a trecentosessanta gradi, ricco di sfumature e di contrasti. L’ho amato dalle prime righe, da quando convince il giovane Elia a non buttarsi da un ponte, fino all’ultimo in un crescendo emotivo che mi ha davvero colpita.

Il personaggio con cui ho litigato di più è stato Matteo, con lui mi sono presa a testate più di quanto abbia fatto il suo Guido, fino a quando non sono riuscita a inquadrarlo e a capirlo, e alla fine ad amarlo.

Ma ciò che ho apprezzato più di tutto è stata la scelta dell’autrice di lasciare che Elia crescesse emotivamente e facesse così delle libere e mature scelte, non dettate dalle emozioni giovanili o dal senso di gratitudine verso l’uomo che lo ha salvato. Qui Valentina sei riuscita davvero a sorprendermi e ti meriti un sentito applauso.