Recensione: “Il principe prigioniero (Captive Prince Vol. 1)” di C.S. Pacat

4 ⭐ nel complesso

Come il caffè sospeso questa è una recensione “sospesa” e anche piuttosto lunga.

Nel senso che, essendo il libro quasi solo un’introduzione a tutta la #saga (lo si percepisce in maniera palpabile anche arrivando al termine delle 240 pagine), mi riservo di correggere questa valutazione, in meglio o in peggio, quando avrò letto gli altri della serie.

Premessa doverosa:

Avevo mille pregiudizi riguardo questa saga in quanto NON amo gli abusi romanticizzati, NON amo che si usi l’escamotage di un contesto di schiavismo per crogiolarsi in situazioni “erotiche” non consensuali ed estreme, sono alquanto stufa di leggere ovunque scene con pratiche sadomasochiste e similari, NON mi fa impazzire il trope “enemies to lovers”, NON mi strappo i capelli per i “bad boy”, i sadici, i villain e nemmeno per gli strateghi criminali o violenti.

Premesso tutto ciò, che non è poco, avevo scelto (anche dietro numerosi suggerimenti) di provare comunque a leggere questa saga super osannata per farmi una mia idea.

E, in ordine, sono accadute tre cose davvero inaspettate:

1. Sono rimasta incredibilmente affascinata da Laurent. È come se mi fossi ritrovata di fronte a un serpente incantatore che mi ha stregata. Chiariamoci, non sono innamorata, non ancora almeno, del personaggio, e non giustifico alcuni suoi atti, ma ne sono terribilmente incuriosita.
Nonostante già dalla prima apparizione di Laurent abbia intuito un particolare importante (che non è stato svelato, ma sono certa salterà fuori) e a un certo punto abbia anche già immaginato particolari della sua infanzia/prima adolescenza (anche questi non svelati ancora), ciò che mi attrae di lui è la sua mente, la sua arguzia e il come riesce a superare con una fine strategia tutta una serie di ostacoli.
Io amo gli intrighi di corte o politici, siano essi in epoca antica o moderna, e Laurent è il vero Re degli intrighi, che riesce a ribaltare a suo favore qualsiasi complotto si ordisca nei suoi confronti. Il come ci riesca è ciò che più mi attrae e appassiona.

2. Tutti gli abusi romanticizzati che temevo di incontrare sono stati evitati grazie all’unico punto di vista narrativo di Damen, il quale ha ben chiaro cosa sia una violenza o un abuso e cosa sia giusto o meno, anche in una società dove è consentito lo schiavismo. Mai nemmeno una volta si percepisce ciò che avviene come qualcosa di romantico. Anzi, personalmente ho avvertito lo stesso disgusto e la stessa rabbia di Damen, il che è di fatto una cosa positiva.

3. Appena terminato di leggere questo libro, in pochissimo tempo tra l’altro, ho iniziato la lettura del successivo. Li avevo acquistati tutti sul sito della casa editrice grazie a una promozione, e al momento non sono pentita d’averlo fatto come invece temevo.

Tutto questo appena detto mi avrebbe fatto dare anche un 5 ⭐, ma ho ancora alcune perplessità che sono le seguenti:

1. L’ambientazione. Ben descritti gli interni e gli abbigliamenti, ma fin quasi alla fine del libro avremmo potuto essere nell’antica Grecia come a Novara, su un altro pianeta o nel palazzo di fianco al mio.
Manca davvero tanto un’ambientazione di più ampio respiro.
Non dico di esagerare con infodump o descrizioni di 100 pagine alla Tolkien, ma neanche zero però.
La saga è catalogata come fantasy solo perché i luoghi non esistono e non sono mai esistiti. Un modo, lo capisco, per non essere legati a tradizioni, eventi e fatti di un mondo antico, ma non basta una piantina a inizio libro e nomi fantasiosi per creare un vero mondo alternativo. Sulla fine del libro si è iniziato a vedere qualcosa di più, ma poco per me.

2. La sensazione, almeno entro il 30% del libro, che si usasse in alcuni momenti l’escamotage della società schiavista per indulgere nel racconto di pratiche erotiche non consensuali c’è stata e mi ha fatto storcere il naso. Non molte, per fortuna, e il pov di Damen, che ne era disgustato, ha mitigato di parecchio il tutto e incanalato, per fortuna, in una giusta direzione. Diciamo che, per me, alcune cose si sarebbero potute tranquillamente evitare e la narrazione non ne avrebbe affatto risentito.

Comunque sia, alla fine la storia risulta appassionante e, pur avendo già immaginato alcune cose, la curiosità di vedere in che modo si evolve mi spinge a proseguire.

Questo al momento è un grande punto a favore e mi spinge a consigliarne la lettura.

Recensione: “Il circo del mare” di Maurice Fay

4.5 ⭐

Per chi, come me, ha già letto di Maurice Fay la Trilogia del Maremoto la lettura di questo libro è di certo ancor più apprezzata.

Nonostante sia uno standalone e possa essere letto pur senza conoscere gli altri tre libri, fa parte dello stesso “universo”, un mondo incredibile creato dall’autore che, attraverso il fantasy, riesce a parlarti di tante cose: percorsi di crescita individuali, machismo, imparare a giudicare la sostanza delle persone e non solo l’apparenza, la condizione delle donne, famiglie violente, società discriminante e individualista.

Maurice ha questa capacità di portarti in una favola piena di creature affascinanti come sireneidi, medutrope e uomini squalo e parlarti di argomenti importanti di ogni genere.

In questo libro specifico c’è anche un po’ un richiamo a “la bella e la Bestia” e non a caso La Bestia l’ho amato quasi da subito, pur intuendo chi fosse solo dopo un po’, anche se in realtà non ha alcuna importanza conoscere il dettaglio del suo passato, perché conta ciò che siamo oggi, la somma delle nostre esperienze, belle o brutte che siano state.

Questa è una favola che racconta anche di prigioni, quelle mentali e quelle fisiche, di eroi non comuni, di figure femminili straordinarie, di lati oscuri che tutti abbiamo e della capacità di guardarci dentro e accettarci per ciò che siamo.

Senza alcun dubbio consigliato.

Recensione: “Amore proibito (La Ghirlanda dei Narcisi vol. 2)” di Le Peruggine e Leri

Un 4.5 ⭐ complessivo pieno.

Rispetto al primo libro di questa duologia storica, il secondo scorre in modo decisamente più veloce e coinvolgente.

Mentre nel primo, infatti, c’è una parte molto ampia di eventi storici narrati attraverso un, per me, eccessivo infodump, in questo si narra molto più ciò che accade direttamente ai due protagonisti, sempre perfettamente inseriti nel contesto storico.

Ciò che affrontano mi ha trasportata nell’opera e l’ho letta velocemente.
Molto ben costruiti i percorsi mentali e le crescite di entrambi.

Alla fine ho amato sia Lapo che Vanni in modo totale e posso dire di aver fatto davvero un bel viaggio nel tempo e in luoghi bellissimi come sono ancora oggi Perugia, Siena e ogni altro posto in cui le due autrici mi hanno portata.

Anche in questo secondo ho ritrovato un eccessivo uso di punti esclamativi e troppi sinonimi usati per riferirsi alle persone, pur narrando in terza a focalizzazione interna (cavaliere, senese, umbro, perugino… meglio usare più volte i nomi, come facciamo del resto noi stessi quando pensiamo.) Solo per questo non ho dato le 5 ⭐ che la storia invece merita di sicuro.

Consigliati.

Recensione: “Deception” di Agnes Moon

Non è il primo libro che ho letto di Agnes Moon e anche questo si è lasciato leggere con piacere, nonostante la narrazione in prima a pov alternati per capitoli non sia la mia preferita.

Dopo un po’ comunque la storia ha spiccato il volo e l’ho finita in breve tempo.

5 ⭐ piene per il colpo di scena assolutamente inaspettato.
Ecco, solo quello vale tutto il libro e mi spingerebbe a rileggere i primi capitoli per vedere se c’erano indizi che non avevo notato (ammetto di non averlo ancora fatto e di non ricordare se, come dovrebbe essere, qualche pensiero di uno dei due protagonisti potesse trarre in inganno ed avere un significato diverso da quello che, poi, si scopre). Sorprendermi in questo modo non è semplice, quindi brava.

La storia alla fine è anche abbastanza complessa, forse avrebbe meritato un maggior approfondimento della parte puramente thriller e nello svolgimento finale, che ho trovato lievemente frettoloso e “semplificato” vista la dinamica di alcune situazioni. A meno che non esista un secondo libro di cui non sono a conoscenza o non ci sia in ballo l’idea di un secondo libro.

Nulla a che vedere, comunque, con i due protagonisti che sono stati ben sviscerati e caratterizzati. La loro storia è lineare e funziona.

Insomma, nel complesso le 4 ⭐ ci stanno tutte.

Recensione: “Un morso è per sempre” di Mary Durante

4.5 per questo libro di Mary ci sta tutto.

Mary è oramai per me una di quelle autrici sulla quale vado a colpo sicuro. Non ho più nemmeno bisogno di leggere le trame per acquistare un suo libro. Decido di leggerle solo quando sto scegliendo il tipo di lettura che mi va in un determinato momento.

Era dunque arrivata l’ora di approfondire la conoscenza di Victor e Simon, che avevo incontrato e apprezzato già nel racconto dal quale è nata poi l’opera.

Che dire? Ho adorato entrambi. Del resto per me è impossibile non amare un nerd impacciato, ma dal potenziale incredibile (uno dei miei kink preferiti), e un vampiro fascinoso e ironico.

Il libro ha dei momenti divertenti e comici che mi hanno fatta sorridere e ridere non poche volte (cosa per nulla semplice da ottenere), un prologo che ti stende e ti lascia con il fiato sospeso, un colpo di scena assolutamente inaspettato e un finale che potrebbe anche, chissà, portare a un secondo libro, volendo.

Letto in pochi giorni e con estremo piacere è un’opera che scorre e ti lascia con un sorriso sulle labbra.

Insomma, una volta di più, brava Mary.

Consigliato!

Recensione: “Widdershins (Whyborne & Griffin Vol. 1)” di Jordan L. Hawk

Io sapevo, ero certa, che questa serie mi sarebbe piaciuta, e le aspettative sono state assolutamente rispettate.
L’unico difetto? Essere entrata nel tunnel dopo cinque secondi e aver già messo in lista i successivi dieci libri!

Whyborne l’ho adorato dal primo istante. Datemi un nerd che preferisce rifugiarsi tra libri e codici, impacciato come pochi, inseritelo in un contesto storico, aggiungeteci un bel po’ di mistero, magia, creature strane e orripilanti, e mi conquisterete in un nanosecondo.
Se a questo, poi, ci aggiungete anche un Griffin, fascinoso, allegro, disarmante per certi versi, dal cuore più fragile di quello che sembra, il cocktail è perfetto!

Ho divorato il libro in pochi giorni. Il ritmo è incalzante, la parte mistery è talmente ben costruita che non ho intuito nulla, come invece spesso mi capita. I colpi di scena finali sono stati a dir poco perfetti. Le scene d’amore assolutamente sensuali e ben calibrate.

Avrei voluto qualche approfondimento in più nella parte finale, ma essendo il primo di undici libri, va benissimo così.

Super consigliato! (attenzione… se iniziate non potrete più fermarvi!)

Recensione: “I figli di Darwin” di Giulia Esse

Giulia Esse non mi ha mai delusa, e non lo ha fatto nemmeno questa volta con quest’opera.

Non è il suo primo storico che leggo, quindi ero certa che sarebbe stato accurato in ogni suo punto, ma ho potuto saggiare con piacere la parte mistery e steampunk (credo possa rientrare in questo sottogenere.)

Lo studio dietro questa storia deve essere stato tanto. La scrittura, come sempre, è affascinante e coinvolgente e nessun personaggio è lasciato al caso o non approfondito.

Bellissimo il percorso di crescita di Demetrius, così umano in tutti i suoi difetti, paure e limiti.

Ho amato e pianto per James, apprezzato tanto Lecomte e Walton. Adorato il particolare personaggio della Lynch. Sinanche il maggiordomo di Demetrius mi ha conquistata.

Vorrei elencarli tutti, perché ognuno di loro ha un suo scopo narrativo ed è importante ai fini della storia.

Forse qualche refuso in meno (questo lo addebito alla CE soprattutto) mi avrebbe spinta a dare un cinque pieno, ma per il resto è un libro che merita assolutamente di essere letto.

Consigliato!

Recensione: “Dimmi per ch3 combattiamo” di TJ Klune

È scontato, diciamolo, che io non riesca mai a dare meno di cinque stelle a un libro di Klune, ma per il quarto della serie “Amore a prima vista” ce ne vorrebbero minimo dieci, e non sarebbero abbastanza.

Ho evidenziato quasi venti passaggi che per un motivo o un altro mi hanno colpita, e mi sono trattenuta.

In questo ultimo libro ho potuto percepire in modo più netto il Klune più maturo, quello della serie Green Creek ad esempio (che sono stati i primi libti suoi che ho letto).

Ho riso come una matta, fin quasi a sentirmi male e lacrimare, per poi trovarmi travolta da riflessioni di una profondità unica.

Klune ha questa abilità incredibile e ha chiuso il cerchio attraverso la storia di Corey/Kori e Jeremy in un modo strepitoso.

E anche qui ho ritrovato, in modo ancor più evidente e rimarcato, questo sentimento che mi accomuna tanto a lui: il senso di “famiglia” allargata che non per forza di cose è soltanto quella che prevede legami di sangue o amori passionali.

Ha ragione da vendere: “il mondo può essere un posto meraviglioso quando ti circondi delle persone giuste”.

Non è sempre facile, come nulla lo è nella vita, ma è reale e possibile.

È questo ciò che dà senso alla vita, ed è la “speranza” che Klune riesce a regalarmi con ogni suo libro.

Mi mancheranno tutti, adesso: Paul, Vince, Nana, Matty e Larry, Sandy/Helena, Darren, Charlie e Robert, Corey/Kori e Jeremy. Persino Rotelle e il pappagallo terribile J.Depp.

Grazie, Klune, per tutto ciò che mi fai vivere ogni volta attraverso le tue parole.

Super consigliato!

Recensione: “Spade Incrociate (La Ghirlanda di Narcisi vol. 1)” di Le Peruggine e Leri

Di queste autrici avevo letto, fino a ora, soltanto una serie di fumetti che avevo molto apprezzato, e anche questo primo libro non mi ha delusa.

Iniziamo dalle cose che ho amato più di tutto.

1. Accuratezza storica. Si intuisce l’incredibile lavoro di ricerca svolto. L’ambientazione storica non è soltanto uno sfondo vago, è protagonista vera. Nulla è lasciato al caso e i personaggi sono perfettamente calati in un contesto storico italiano molto particolare. La guerra tra comuni di quel periodo è narrata in maniera molto approfondita e ti permette di immergerti del tutto in quel tempo.

2. La realtà dei personaggi rispetto al periodo narrato. La loro storia d’amore intensa, ma che deve trovare compromessi con i doveri di un uomo di quel periodo e con quelli di soldati di due fazioni opposte.

3. Tutti i personaggi e non soltanto i due protagonisti sono approfonditi e reali.

Questi sono i punti assolutamente a favore e che avrebbero meritato anche un 5 pieno.

La parte stilistica e di editing mi ha fatto calare un pochino il voto.

Non tanto per la narrazione volutamente “arcaica”, che può essere una scelta più che valida per uno storico, anche se non la amo in particolar modo, quanto per un uso, a mio parere, eccessivo dei punti esclamativi (si nota soprattutto nella prima parte del libro), alcuni refusi, anche se poca roba, e del pov che in alcuni momenti non era chiaro se fosse una terza onnisciente (con uso di termini e sinonimi tipo: il senese, il perugino, il cavaliere ecc invece che i nomi) o una terza a focalizzazione interna alternata, quindi immersa nei pensieri effettivi dei personaggi. Forse consistevano entrambi gli stili, questo non mi è stato molto chiaro.

Personalmente, gusto mio personale comunque, avrei anche un attimo sfoltito un pochino di infodump in alcuni punti.

Nonostante questo, il libro mi è molto piaciuto e, ovviamente, visto il finale da cliffhanger elevato all’ennesima potenza, proseguo subito con il secondo!

Consigliato.

Recensione: “Armi e Bagagli (Cut & Run Volume 1)” di Abigail Roux

4.5 per la parte thriller
3- per la parte romance/personaggi
3.5 valutazione finale

Dunque, unpopolar opinion: non è facile recensire questo libro, e la mia personale valutazione si è alzata solo grazie al penultimo capitolo.

Andiamo per ordine.

Di sicuro la parte thriller è quella che più mi è piaciuta e che mi ha spinta ad andare avanti. Frizzante nelle scene di azione, intrigante la struttura investigativa e tutto ciò che riguarda il serial killer e lo schema delle sue uccisioni.

Nonostante avessi intuito chi fosse il killer (a un certo punto mi sono anche chiesta come fosse possibile che non lo avessero sospettato anche loro) ammetto che il penultimo capitolo mi ha per un attimo “destabilizzata”, facendomi dubitare delle mie intuizioni (cosa assolutamente positiva in un thriller) e ha un ritmo davvero ottimo.
Molto ben costruito, insomma.

Questo penultimo capitolo ha fatto alzare di un punto il tutto, facendomi “dimenticare” anche alcune semplificazioni su delle situazioni “mediche” che avevano alcune “falle”.
Consideriamo però anche che il romanzo non è recentissimo e alcune pratiche sono mutate nel tempo, quindi 4.5 per la parte thriller ci sta tutta.

La parte romance e della linearità dei protagonisti è quella che mi è piaciuta di meno.

Non è solo questione di gusto, ho trovato confusionario il loro modo di rapportarsi (e non parlo dei pov multipli nelle stesse scene come tecnica narrativa. Sono abituata a questo tipo di narrazione e non mi crea problemi).

Il discorso principale è che ho trovato il loro modo di comportarsi e rapportarsi a volte poco “chiaro”. Mi ha dato l’impressione che si volesse a forza creare problemi.

Io amo i personaggi che crescono anche lentamente, che sono preda di confusioni, ma in questo caso mi sono sembrati “schizzofrenici”. Un continuo cambiar umore e idea ogni cinque secondi, dialoghi in alcuni punti lunghissimi e, narrativamente, superflui, senza un palese e chiaro motivo, agli occhi almeno di chi legge. Una scena di “scontro” tra i due davvero esageratamente lunga, al punto d’avermi annoiata.

Alla fine mi ci sono comunque un poco affezionata, eh. Tuttavia, non mi ha entusiasmata come è accaduto invece alla maggior parte delle persone che ha letto questa serie.

Anche qui, consideriamo che è il primo e che è stato scritto un bel po’ di anni fa, quindi, avendo sul mio kindle già il secondo, leggerò anche il successivo sperando in un’evoluzione positiva.