Recensione: “Pardus – Le luci dell’Eos #1” di Aurora R. Corsini

Una intrigante sorpresa. Questo romanzo di Aurora R. Corsini è il primo che leggo dell’autrice e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. E’ raro, purtroppo, trovare romanzi del genere MM con vampiri e mutaforma che non siano superficiali, che approfondiscano gerarchie, contesto, storia e personaggi, senza tralasciare nulla di tutto ciò. Inoltre, il leopardo mannaro per me è stato un’assoluta e piacevole novità. Amo i felini e non potevo quindi non amare Kane, sia in forma umana che animale.

Bella crescita del personaggio, che deve fare un lungo viaggio dentro se stesso per recuperare ciò che gli è stato letteralmente strappato, forza e umanità, aggrappandosi alla solidità, da tutti i punti di vista, di Mathias, un vampiro valoroso quanto un vichingo, eppure di grande sensibilità e profondi sentimenti.

Menzione d’onore, per me, tra i personaggi “secondari” va a Nael: vampira millenaria con un fascino e una potenza incredibile. Non vedo l’ora di arrivare al quarto della serie incentrato su di lei.

Insomma, sono pronta a partire fra non molto con il secondo per approfondire la conoscenza con Javier, il vampiro amico di Mathias che già in questo primo libro ha reso palese il suo carattere assolutamente da simpatico combina-guai.

Consigliato.

Recensione: “In fondo al tuo cuore” di Maurizio De Giovanni

Una garanzia. Maurizio De Giovanni riesce a trascinarmi anche con questo libro, il nono della serie, nella Napoli degli anni Trenta, negli amori e negli orrori, nella ricchezza e nella povertà tra vicoli affollati, un caffè al Gambrinus e le “visioni” terrificanti del commissario Ricciardi delle anime dei morti, bloccate nel loro ultimo pensiero e istante di vita.

Amore e morte in questi libri vanno sempre di pari passo, sottolineando come le passioni possano essere positive ma anche negative, a volte portandoti sulla strada di una gelosia irrazionale, altre su quella del sangue versato.

Il capitolo iniziale ti catapulta, senza alcun preavviso e in modo superlativo, nella mente della vittima, nei suoi pensieri, negli ultimi secondi della sua vita. Un “volo” che ti toglie il fiato, così come accade al personaggio quando esala il suo ultimo respiro.

Avrei voluto sottolineare migliaia di passi di questo romanzo, perché amo il suo stile, a volte pura poesia, ma ne scelgo solo uno che rappresenta ogni sensazione di questo “giallo”, in cui la ricerca della scoperta dell’assassino è un magnifico pretesto per raccontare le anime, vive e morte, di un periodo e un luogo così particolare:

“Perché l’amore, pensò, guardando una donna prendere in braccio il figlioletto che non ce la faceva a salire da solo, è un germe. Una malattia che nasce da un seme minuscolo e si annida in un punto preciso. In fondo al cuore.”

Menzione d’onore, soprattutto in questo libro, per Bambinella, il “femminiello” che accoglie i suoi “clienti” in una piccola casa tra i vicoli di Napoli, informatore personale del brigadiere Maione. I battibecchi e le scenette tra loro due sono sempre stati per me motivo di “gioia”. Tuttavia, questa volta Bambinella ha guadagnato altri mille punti in più, mostrando a noi lettori, come allo stesso Maione, quale profonda sensibilità nasconda sotto vestiti e trucco da donna e il suo modo di fare sempre sopra le righe.

Da leggere assolutamente (possibilmente con in mano già il successivo della serie -“Anime di vetro” – per evitare iastemmie in svariate lingue. Io non le ho evitate comunque, pur avendo per fortuna il libro sul mio comodino!)

Recensione: “Il giudizio di Persefone” di Giulia Calligola

Assoluto capolavoro! Del resto, con Giulia Calligola non si sbaglia mai. Avevo adorato il suo precedente romanzo “La bellezza del vuoto” (recensione qui) e amato il suo Cicero, ma con Ade non c’è storia.

Come non amare alla follia il Dio dell’oltretomba più galante, ironico, severo, impacciato e romantico che si sia mai visto? Impossibile, credetemi.

La trasposizione in epoca moderna di tutta la mitologia, nonostante l’autrice in premessa con umiltà affermi di non averla inventata lei, è favolosa e originale.

Il lavoro di studio e ricerca che c’è dietro questa storia è impressionante, ma ho trovato davvero fantastico il modo in cui ogni divinità sia stata caratterizzata, dal simpatico Anubi all’odioso Zeus.

La protagonista, Persefone, è una Dea giovane, molto umana nella sua divinità, e con un percorso di crescita interiore tutto da sviluppare. Giulia non è nuova a questo, e io adoro il come sia riuscita a delineare la freschezza della Dea della Primavera e Fertilità, come anche tutte le sue fragilità e insicurezze.

Divertente, ironico, incalzante e commovente. Questa storia mi ha conquistata e alla fine mi ha fatto nascere un solo dubbio: amare più questo o la precedente sua opera? Non c’è risposta, forse, e l’unica “certezza” è che dovete assolutamente leggerlo e non ve ne pentirete! Parola di Ade!

Super consigliato.

Recensione: “Blu – la trilogia del Maremoto” di Maurice Fay

Lettura intrigante e piacevole, una versione post apocalittica di una fiaba ricca di creature affascinanti come sirene e ibridi di vario genere, nati alcuni per mutazione e altri a causa di esperimenti umani, in un futuro distopico e inquietante dove la terraferma è quasi scomparsa.

L’autore dimostra di avere un’ampia e variegata fantasia, ed è riuscito a trasportarmi sul fondo degli oceani dove intere società di “sireneidi” regnano con polso fermo e rigore, impedendo ogni contatto con gli esseri umani rimasti in superficie.

La nuova società umana, invece, è riuscita a ricostruire villaggi e città attraverso un intricato e arguto sistema di colonie galleggianti.

La storia d’amore tra un umano e un sireneide è dolce e contrastata non solo dalla diversità, ma anche e soprattutto dalle leggi delle due società. E come in una moderna versione di Romeo e Giulietta, Blu e Malakys devono combattere a duri colpi contro chi vuole separarli e ucciderli.

Un ritmo che sale man mano, fino ad arrivare ad essere serrato sul finale e farti commuovere in alcuni momenti. L’autore ha creato una ricca ambientazione, ma anche molti personaggi che non sono semplici comprimari. Di ognuno di loro, infatti, seguiamo la storia e ne cogliamo l’essenza. Ho molto apprezzato la visione del passato di uno degli antagonisti, che pur non facendomelo amare ha gettato una luce pietosa sul personaggio.

Bravo.

Recensione: “Nelle sue mani” di Mary Durante

Libero arbitrio. Questo è ciò che mi viene in mente riflettendo su questo libro che, come quasi tutti quelli della Durante, ha avuto bisogno di un tempo di riposo dopo averlo terminato prima di poterne parlare.

Tra tutti i suoi romanzi che ho letto (e li ho letti tutti) questo è stato il più duro da digerire per me. Ho avuto seri problemi con uno dei due protagonisti, l’Alpha Zeke, fino al 70% abbondante del libro. Non che il suo alter ego, l’Omega Jaden, fosse più semplice, ma la sua “umanità” l’ho scorta prima.

Entrambi sono figli di una società malata, a entrambi hanno sempre insegnato che solo prevaricando il proprio “nemico”, il proprio opposto, si può sopravvivere. Ed è proprio in questa lotta continua, fatta di colpi duri e violenti, che arriveranno tutti e due a fare la loro libera scelta, quella di arrendersi a una realtà diversa e tutta nuova da costruire.

Insomma, anche questa volta la Durante non mi ha delusa e,, nonostante la fatica, sono contenta di non aver ceduto ed essere arrivata fino alla fine di quest’ennesima, dura, avventura.

Consigliato.

Recensione: “Sotto un cielo in frantumi” di Sara Coccimiglio

Finalmente. Devo proprio dire così, finalmente una bella storia equilibrata in ogni aspetto, una boccata di ossigeno puro.

Dopo una serie infinita, e che sembrava inarrestabile, di libri mm letti pieni solo di violenza, abusi, sesso dalla prima all’ultima pagina, situazioni e personaggi al limite, ecco che con questo romanzo Sara mi ha permesso di avere una boccata d’aria fresca.

Passionale il giusto, romantico, dolce e con quel tocco di angst necessario ma non eccessivo, questo omegaverse è per me il suo miglior libro tra i sette che ho già letto.

Scritto in terza, e non più in prima, ha reso al meglio i punti di vista di entrambi i personaggi e da subito mi sono affezionata sia a Daniele che a Tristan. Entrambi fragili e forti, entrambi incredibilmente umani nei loro errori, quelli che tutti durante la nostra vita possiamo commettere a causa delle nostre insicurezze o delle difese che alziamo contro il mondo.

Sono immensamente grata a Sara per aver scritto questa storia, e a Luigina per averla spinta a tirare fuori dal cassetto questo piccolo gioiellino e non vedo l’ora di leggere gli altri di questa serie.

Consigliatissimo.

Recensione: “Tutto questo ti darò” di Dolores Redondo

Questo libro non è semplice, ma il dolore iniziale che si prova e che si dipana lungo tutta l’opera è un percorso necessario. Un lungo viaggio che porta il protagonista e i lettori a scoprire quanto ci lasciamo per strada di non detto, quanto diamo per scontate cose e persone che, da un momento all’altro, potrebbero non esserci più.

Ho amato in particolar modo le riflessioni di Manuel sul suo “essere scrittore”, ritrovandomi in molte delle sue affermazioni e abitudini. Ho viaggiato con lui tra campagne e vigne, ho assaporato con lui la scoperta del piacere primordiale di partecipare a un raccolto, ho sofferto con lui per la morte precoce di Alvaro e provato gli stessi turbamenti nello scoprire quella parte di vita del suo amato di cui non era a conoscenza.

Questo libro non è solo uno splendido giallo perfettamente costruito, ma anche un viaggio attraverso tradizioni, folclore locale, personaggi di ogni genere che sapranno sorprendere fino all’ultimo.

Un’opera sofferta, ma bellissima e ben scritta che non posso che consigliare senza alcun dubbio.

Recensione: “Villerouge” di Enys Lz

Ritrovarsi tra montagne e boschi in un piccolo paese e respirare aria pulita e fresca. Proprio questa è la sensazione che mi ha lasciato questo gioiellino, una storia che sul finale è riuscita a commuovermi, cosa per nulla scontata in un romance mm.

Questa è un’opera a tratti dolce, ma anche intensa, passionale e in alcuni momenti drammatica, senza però alcuna esagerazione in nessuna di queste sfumature. Un perfetto equilibrio che rende la lettura piacevole e intrigante.

Molto bella e particolare l’amicizia intima tra Scott e Jason e su quest’ultimo una menzione d’onore: mai personaggio “secondario” mi ha colpita così tanto, al punto quasi di tifare per lui e chiedere in privato all’autrice un sequel.

Una scrittura scorrevole e gradevole come l’intero romanzo che non posso che consigliare. Lasciatevi trasportare in questo paesaggio montano, dal clima rigido ma rigenerante e non ve ne pentirete.

Recensione: “Tabula rasa” di Mary Durante

Ho impiegato molti giorni per decidermi a leggere questa storia, e dopo averla terminata mi ci è voluta almeno una settimana per riuscire a farne una recensione che tenga conto di ogni sfumatura di quest’opera difficile e complessa.

Non vi parlerò della trama, non è mia abitudine farlo in genere e sarebbe davvero riduttivo soffermarmi su una cronologia di eventi che si susseguono con non pochi colpi di scena e ribaltamenti.

Ciò che mi preme invece è raccontarvi le numerose emozioni spesso contrastanti che questa lettura mi ha provocato: curiosità, disagio, compassione, rabbia, sorrisi, senso di frustrazione e infine comprensione.

Questa è una storia dura, difficile per alcuni aspetti, stratificata su vari livelli, che merita di essere letta e, soprattutto, di essere compresa nelle sue varie sfumature.

Non scambiatela per ciò che non è: “Tabula rasa” NON tratta di abuso romanticizzato, NON si riduce al troppo semplicistico binomio uomo forte/uomo fragile, NON è un banale erotico.

Questo libro, come tutti quelli della Durante, va a fondo della psicologia dei suoi personaggi, in questo caso soprattutto di Tyler, facendone venire a galla ogni sua fragilità, ma anche tutta la sua incredibile forza che alla fine supera ampiamente quella della controparte Butch.

Forse non è un libro per tutti, o forse molti lo hanno letto o lo leggeranno soffermandosi solo su alcuni aspetti, ma io non posso che consigliare quest’opera che ha toccato alcune corde particolari della mia anima, portandomi a sentire molto vicino a me Tyler in tutte le sue scelte, anche quelle più devastanti quando l’unico desiderio che hai per far tabula rasa di ogni pensiero è quello di distruggerti. Il suo è stato un percorso di crescita e di rinascita che ha lasciato cicatrici, ma in cui ognuno, anche se in modi del tutto diversi, può riconoscersi.

Consigliatissimo, forse l’opera più matura tra tutte quelle che ho letto di quest’autrice.

Recensione: “Memorie di uno schiavo romano” di Thea Bricci

Ho gradito particolarmente questa storia per due motivi principali: l’immersione nell’antica Roma, che ha sempre un suo incredibile fascino, e la capacità da parte dell’autrice di riuscire a mantenere viva l’attenzione attraverso il punto di vista di Nikos.

Si tratta proprio di un vero e proprio memoriale, scritto in prima persona, che rende la narrazione in questo caso ancor più realistica rispetto all’epoca di riferimento.

Il giovane Nikos ci racconta così la sua vita da schiavo che non ha visto altro che questo dalla sua nascita, e che quindi la vive come se non ci fosse altro al mondo. Mi sono affezionata da subito a lui, alla sua natura forte nonostante tutto, alla sua incredibile e camaleontica capacità di adattamento che comunque non lo cambia nel profondo e non lo vede mai falso o ipocrita.

Ho apprezzato molto anche le varie sfumature di tutti i personaggi, che hanno ognuno di loro vizi e virtù. Anche coloro che all’inizio ho odiato alla fine mi hanno fatto pena o sono addirittura riuscita non dico ad amarli, ma quantomeno a perdonarli.

Molto accurata l’ambientazione, che denota uno studio profondo da parte dell’autrice che non si è limitata a lasciarla come sfondo, ma anzi mi ha permesso di immergermi del tutto in quella realtà.

Un romanzo storico che, visto il genere MM e la condizione di schiavo di Nikos, avrebbe potuto facilmente scadere nell’erotico, e invece faccio i miei complimenti a Thea per non essere caduta in quella facile trappola e anzi aver lasciato trasparire solo i sentimenti e le emozioni provate dal protagonista di questa storia.

Consigliata per chi ama e vuole una lettura di ampio respiro.