Recensione: “L’uomo che scrive ai morti” di Preston&Child

Diciottesimo libro letto della saga dell’agente speciale Aloysius Pendergast. Già il fatto che ho letto in poco tempo il libro numero diciotto di questa serie vi fa capire quanto anche quest’avventura mi sia piaciuta.

È incredibile il modo in cui gli autori siano riusciti a creare un personaggio talmente eccezionale da non stancare mai. Non c’è libro che non abbia apprezzato e amato e, cinque minuti dopo averlo terminato, già sento la mancanza di Aloysius, del suo modo di fare eccentrico, aristocratico, elegante, della sua intelligenza, delle sue capacità fisiche nascoste in un corpo longilineo, in abiti sempre di sartoria ma neri come quelli di un becchino.

Un uomo dagli occhi di ghiaccio, che trova sempre il modo di mettere in difficoltà non solo i criminali, che alla fine in genere non sopravvivono, ma anche quei burocrati supponenti e incapaci che si ritrova sulla sua strada. Sì, Pendergast è fonte di enormi gratificazioni.

Adorabile nei suoi modi di fare da gentiluomo del sud, efficace come pochi, nonostante i suoi sistemi decisamente poco ortodossi, mal sopportato dall’intera FBI, che però non può mai fare a meno di lui. Occhi di ghiaccio ed espressioni imperturbabili, che nascondono però un gran cuore.

Anche questo libro mi ha trascinata, con un ritmo che man mano diviene sempre più incalzante, facendomi imprecare, ridere, dannare l’anima in preda all’ansia e anche commuovere.

Aloysius X. L. Pendergast non sbaglia mai, o lo ami o lo odi, e io sono tra coloro che lo amano immensamente, anche quando, come in questo libro, prende in giro il mio amato Sherlock Holmes, a cui spesso viene accomunato, perché per lui “troppo melodrammatico”… come fai a non amarlo?

E voi, come fate a non conoscerlo?

Se volete leggere le avventure di Pendergast potete iniziare dal primo: Relic

Recensione: Succede e basta di Valentina M.

Semplicità. È questa la parola chiave di questo piccolo racconto. Settantuno pagine lette in poche ore, gradevoli e piacevoli, delicate come il profumo dei fiori che si spande per il negozio di Filippo, un giovane fioraio di trent’anni, che decide di trasferirsi dalla città in un piccolo paese tra le colline, e che colpisce il cuore, in modo del tutto inaspettato, di Vittorio.

Ed è proprio quest’ultimo il protagonista della storia, ed è lui che la rende particolare. Perché Vittorio è un uomo di cinquant’anni, un uomo qualunque, che fa un lavoro qualunque, con i capelli grigi e un fisico ammorbidito dai chili di troppo. Lasciato da una moglie che ha preferito a lui un uomo più giovane, compatito dai pochi amici che ha in quel paese in cui è nato e vissuto. Insomma, finalmente non un super riccone super fascinoso, ma un uomo normale, senza alcun particolare fascino, se non quello di un cuore buono e grande.

Ecco, nella semplicità di questa piccola storia, ognuno di noi può trovare il suo posto, perché tutti prima o poi, o magari spesso, ci siamo ritrovati a guardarci allo specchio e vederci “qualunque”, banali, sentendoci ignorati da tutti, chiedendoci se qualcuno ci avrebbe mai potuto “vedere” e amare.

Questo non è un libro che pretende di essere il nuovo bestseller del 2019, eppure nella sua umiltà merita di essere letto e apprezzato, forse molto più di tanti libri “blasonati”, perché dentro ognuno di noi c’è un Vittorio che merita di incontrare il suo Filippo.

Recensione: Incantevole di Valentina Pangallo

Incantevole, proprio come il titolo, questo libro è delizioso e piacevole da leggere. Una dolce storia tra due ragazzi in età da diploma, diversi quanto simili.

Leggendo quest’opera vi ritroverete proprio in un cartone animato giapponese ambientato in una scuola, ed è così ben descritto nella vita scolastica e nelle dinamiche tra i protagonisti, che mi sembrava realmente di assistere a un’animazione yaoi.

Niente banalissimo bad boy, ma un bel campione di basket sempre sorridente, ammirato e desiderato da tutte le ragazze della scuola, che però non ha alcun interesse reale per loro, e quando si “scontra” con un suo compagno di scuola, silenzioso e timido che esprime la sua passione solo quando suona il piano, scocca la scintilla.

Il bello di questa storia è che il più fragile dei due è proprio Nori, l’estroverso campione di basket, e non Eric, silenzioso e solitario, ma forte come una roccia.

E poi ci sono: Tachibana, una ragazzina che vorresti ammazzare per tipo tre quarti di storia, sempre in mezzo tra i due a cercare di conquistare il cuore di Eric, e Chiba, un compagno di gioco e amico di Nori, che prenderesti a ceffoni per quasi tutto il libro.

Eppure alla fine ti affezioni ad ognuno di loro, perché in qualche modo riescono a incastrarsi, creando un piccolo gruppo, una sorta di famiglia, riportando alla memoria il tempo in cui avevi la loro età e si creavano quelle “bande” tra amici, che più diversi non potevano essere, ma che sembrava non si potessero separare mai.

Ed è così che li saluti alla fine, con quella sorta di sorriso un po’ nostalgico, mentre li vedi prendere la loro strada che li porterà verso una nuova vita.

Un piccolo romanzo di formazione, si potrebbe dire, o una storia terribilmente kawaii, direbbero altri, insomma… Incantevole.

Recensione: Dietro una porta chiusa di Mary durante

Questo libro è il primo di una duologia, e il secondo “Oltre l’orizzonte” è bellissimo quanto il primo.

L’ambientazione è quella di un Omegaverse, anche questo senza creature magiche (licantropi o mutaforma). Devo dire che l’Omegaverse in ambiente “umano” lo preferisco, perché diviene una metafora della vita moderna, una denuncia contro ogni tipo di discriminazione.

Ma questa coppia favolosa di libri ha un qualcosa in più, un qualcosa di diverso che forse fa arricciare il naso ai “puristi” dell’omegaverse, e proprio per questo io li ho amati ancor di più (adoro chi va contro il coro, chi ha il coraggio di raccontare e interpretare in maniera personale uscendo dai soliti binari).

In questa storia, infatti, l’Omega Lorence è un Omega “difettato”, perché sterile. Questo permette all’autrice, bravissima, di rendere il personaggio ancor più bello e profondo, apparentemente “fragile”, in realtà forte come un leone, combattuto tra il desiderio di libertà dalla condizione di reietto e schiavo, e l’attrazione che prova per Roy, uno strano e solitario Alfa a cui viene “regalato”, che nasconde dietro fiumi di alcol e una porta chiusa un segreto e un mistero che Lorence sarà tentato di scoprire.

Il bello di questa storia è proprio la profondità dei personaggi e la loro incredibile sfaccettatura, tanto da non sapere più alla fine chi dei due sia il vero Alfa, il “forte”, e chi l’Omega, il “fragile”. Forse lo sono entrambi, fragili e forti a seconda dei momenti e delle situazioni.

Esattamente come lo siamo tutti noi.

Leggeteli, entrambi (il secondo mi ha fatto piangere per mezz’ora di fila sul finale), non ne rimarrete delusi e due libri vi sembreranno anche pochi, perché di Roy e Lorence non se ne può fare a meno.

Recensione: Il Re di Denari di Sandrone Dazieri

Questo è il terzo libro di una trilogia con protagonisti Dante Torre, un particolare uomo di grande intelligenza e anche molte ossessioni, e Colomba Caselli, sua amica ora ex poliziotta.

Per sapere chi sono realmente dovete aver letto i due precedenti libri, che vi consiglio assolutamente: “Uccidi il padre” e “L’Angelo“.

Se li avete già letti, allora anche questo terzo libro non vi deluderà.

Innanzitutto mi inchino dinanzi all’enorme lavoro che c’è dietro quest’opera, ricca di informazioni e nozioni di ogni genere.

Suspence a pieno regime. Un libro che ti tiene inchiodata a leggere, e le oltre 500 pagine sembrano volare in un attimo.

Una ricchezza di personaggi incredibile, dove anche il più comprimario di tutti ha una sua profondità, e ne riesci a comprendere la natura anche in poche righe.

Ritmo serrato, grazie anche ai capitoli brevi, che io adoro, con continui cambi di scena.

Finale del tutto inaspettato! Come un gran thriller che si rispetti, sono cascata dalle nuvole sulle ultime pagine, eppure ne leggo davvero tanti.

Dante e Colomba hanno di nuovo catturato la mia attenzione e il mio cuore, regalandomi anche un po’ di lacrime sul finale.

Chissà se li rivedremo ancora, e se così sarà, sono certa che nessuno di noi ne rimarrà deluso.

Recensione: Tra Inferno e Paradiso di Sara Coccimiglio

Tra Inferno e Paradiso non è una storia facile, non è una storia per tutti, ma è un’opera bellissima e potente.

Di che parla? Di vita, di passioni, di emozioni primordiali, di istinti, di chimica biologica che sconvolge la mente.

Vi spiego meglio, ma faccio alcune premesse:

• Io odio le storie basate sulla banalizzazione della sindrome di stoccolma, spesso passata come cosa bella invece che condannarla
• Io odio i classici bad boy alle prese con le verginelle innocenti o i verginelli innocenti
• Io amo l’erotismo, ma odio i libri puramente erotici, ovvero dove ogni capitolo c’è una scena di sesso, ma non contestualizzata realmente e solo per far venire i pruriti… preferisco un sano porno in quel caso
• io preferisco quasi sempre i libri scritti in terza invece che quelli in prima persona

Fatte queste premesse, posso dirvi che questa storia, pur contenendo questi punti, è di una profondità incredibile. Travolgente, mai banale, scritta divinamente, dove sono le emozioni che fanno da padrone.

Il libro tratta di un mondo cosiddetto “Omegaverse”, ma non rientra in un genere puramente fantasy, come accade normalmente.
La bellezza di questa storia è proprio che non ha nessun essere mutaforma, alieno o similare. Sono tutti esseri umani e l’ambientazione è quella della terra in un mondo che potremmo dire “distopico”.

Ecco quindi che in tre giorni io ho vissuto sulla mia pelle ogni istante che il “piccolo Dane” ha vissuto, ho sentito ogni sua emozione, dubbio, paura. Ho potuto percepire quasi, insieme a lui, gli odori che lo facevano impazzire e quel voler agire secondo ragione invece che secondo la sua natura di Omega.

Un piccolo grande Omega ribelle e un Alfa, che potrete capire solo e unicamente quando avrete letto l’Epilogo dopo 39 capitoli di travolgenti montagne russe emotive.

Io sono stremata, ma felice d’aver letto forse una delle più belle storie dell’ultimo periodo, e ancora mi sto chiedendo se, in fondo, non si nasconda in ognuno di noi un Omega ribelle.

Benvenutɜ nel mio blog letterario

Scrivo per lo stesso motivo per cui respiro, perché se non lo facessi, morirei

Isaac Asimov.

Perché ho deciso di aprire un blog letterario? Perché amo leggere e scrivere, per poter condividere, con chi ama la lettura, quelle che sono le mie sensazioni, emozioni, pensieri vissuti quando leggo un libro, e anche per dare visibilità a quegli scrittori esordienti, poco conosciuti ai più, ma che meritano di essere letti.

Vivo di emozioni e sono quelle che intendo condividere con voi, dando per scontato che non leggo e non recensisco opere che non rispettano la normale grammatica di base, tranne qualche rarissimo caso in cui decido di concludere un libro nonostante gravi lacune.

E dunque, benvenutə su questo blog e… buona lettura!

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