Mi rendo conto che sarò quasi una voce fuori dal coro, ma questo libro ho davvero faticato a portarlo a termine.
Di sicuro influenza tanto che sia di dieci anni fa e all’epoca, soprattutto in Italia, erano delle novità i romance MM, ma per me non regge il confronto con dei romanzi, anche della stessa epoca, ben più solidi e lineari.
L’ho trovato “piatto” e confusionario nella caratterizzazione dei personaggi. Si passa da scene d’amore (anche troppe e narrativamente non necessarie) a “superman dei babysitter” in un nanosecondo. Molto descrittivo, poco vissuto, zero pathos, almeno per me.
Raramente assegno meno di tre a un libro, ma sarebbe stato poco onesto dare un voto maggiore a un romanzo che avrei mollato più e più volte.
Ho comunque già acquistato un altro romanzo di quest’autrice e magari con il prossimo andrà meglio.
Non è facile recensire questo libro. Da un punto di vista meramente tecnico non ha alcun errore, nessun buco di trama e nemmeno grammaticali o di editing.
Anche la parte fantasy è molto ampia e non solo uno sfondo impalpabile. Molti personaggi, presenza di creature di ogni genere e anche di dei.
Eppure non è riuscito a catturarmi per davvero. Come se fosse “senza anima”. Non mi ha appassionata la storia d’amore e allo stesso tempo nemmeno la parte di azione/thriller.
Mi ha incuriosita molto più il personaggio di Marek che non i due protagonisti.
Probabilmente è solo una mia sensazione o magari l’ho letto nel periodo sbagliato, ma non riesco a togliermi dalla testa questa impressione di “caos senza anima” che mi ha accompagnata per quasi tutto il libro.
È comunque un buon fantasy quindi ne consiglio la lettura a chi ama il genere e, magari, lo apprezzerà più di quanto abbia fatto io.
“Nessuno è mai solo vittima o carnefice. Siamo tutti una via di mezzo.”
Credo che questa sia la citazione che meglio rappresenta la meravigliosa lettura appena conclusa e lo straordinario personaggio di Evelyn Hugo.
Il libro, ricevuto in regalo da Oscar Vault Mondadori in ebook, di sicuro finirà in cartaceo sulla mia libreria e nella top ten delle letture del 2022 e non solo.
Un viaggio affascinante, a tratti ironico, divertente, romantico ma anche doloroso, che avrei terminato in pochissimo tempo se non avessi avuto un periodo molto intenso e faticoso.
Ho adorato questa splendida donna dal primo istante e nulla di ciò che ha raccontato a Monique della sua vita me l’ha fatta amare di meno.
Incredibilmente umana, forte e fragile, determinata e capace alla fine di comprendere e accettare ogni cosa di sé, nel bene e nel male, e di crescere pur senza pentirsi delle scelte fatte (per la maggior parte, almeno) perché alla fine, se ci si ama, si sa anche di essere il risultato delle esperienze passate.
Interessantissimo anche il viaggio nella Hollywood nel corso degli anni e nella vita di chi, dagli anni Cinquanta in poi, sapeva di avere una natura “diversa”.
Ci sono stati molti passaggi che ho sottolineato e, ammetto, in alcuni ho anche ritrovato il mio stesso pensiero o sensazioni ed emozioni da me vissute.
Uno dei libri queer più belli letti e che rende al meglio cosa significhi essere bisessuale, indipendentemente dall’epoca o dal luogo.
Avevo da tempo questo romanzo sul mio kindle, consigliatomi da altri durante una promozione sul sito della ce.
Non avrei nemmeno letto la trama per la cover, non di mio gusto, e il titolo, che proprio non mi avrebbe mai fatto pensare a un thriller, invece, di tutto rispetto.
Il titolo ha un senso, ovviamente, e non solo perché è il nome di un locale, teatro di un apparente suicidio.
La trama investigativa è ben costruita, nonostante qualche piccola pecca, ma nulla che vada a inficiarne la struttura. Fino all’ultimo, non avrei saputo dire chi si celava dietro una serie di morti e attacchi.
Ho adorato entrambi i personaggi, sia Cole che, ovviamente Jae. Sono anche molto, ma molto curiosa di conoscere di più sul passato di Cole. Sono certa ci siano misteri ancora da svelare e che spero verranno affrontati nei prossimi libri.
Bella anche la situazione complicata in cui si trovano i personaggi con loro stessi: Cole alle prese con un passato ingombrante, Jae con una cultura che lo lega a doppio filo alla famiglia tradizionalista.
Ci sono alcune “semplificazioni” dal mio punto di vista, soprattutto mediche, qualche scena non molto chiara, un paio di cliché e affermazioni che avrei evitato, ma considerando quando è stato scritto (2011) ho ampiamente sorvolato.
Insomma, un discreto romance e un buon thriller che consiglio.
Valutazione parte romance 4 Valutazione complessiva 3.5
Nonostante abbia letto questo romanzo in pochissimo tempo, ci sono cose che ho molto apprezzato e altre che, invece, e proprio dal 75% in poi, ho meno gradito.
La cover e la trama mi avevano attirata a suo tempo, anche se non mi aspettavo proprio il tipo di ambientazione, ovvero il mondo alle prese con un virus e diviso tra chi è a favore dei vaccini e chi no. Non è uno spoiler, perché viene detto nelle prime righe del romanzo, ma non nella trama.
Ciononostante, sono andata avanti perché Leon prometteva di essere un personaggio che avrebbe potuto fare un bel percorso di crescita… e così è stato. Il modo in cui Leon impara dai suoi errori, cambia, cresce, accetta le proprie responsabilità e le conseguenze delle sue scelte e si redime è davvero molto bello. Meriterebbe anche un 5 stelle.
Molto bello anche il rapporto che si instaura tra Leon e Noah e il modo in cui i loro sentimenti mutano con il tempo.
Accattivante e interessante tutta la parte che riguarda il loro modo di sopravvivere sull’isola, gli espedienti trovati.
Arrivata al 75% però, senza fare spoiler, alcuni accadimenti mi hanno fatto un attimo storcere il naso. Non so quando realmente sia stato scritto il libro, molto probabilmente ben prima della sua pubblicazione, quindi diciamo che ho sorvolato su alcune tesi cercando di non farmi influenzare troppo dalla realtà dei nostri tempi e sono arrivata fino alla fine.
Ecco, il finale l’ho trovato “tronco”. Mi manca un epilogo, mi manca il vedere una reale presa di coscienza di Noah. Vederlo fare una scelta consapevole. Lo immaginiamo, ma non lo sappiamo. Proprio questa mancanza mi ha fatto togliere quel mezzo punto, altrimenti almeno 4 stelle le avrei date.
Scritto comunque molto bene e senza particolari buchi di trama.
Indipendentemente da tutto e dalla mia impressione, non sono pentita dalla lettura e comunque lo consiglio.
Iniziamo con il dire una cosa: se non mi avessero detto che questo è un urban fantasy, io non lo avrei letto.
La cover, per quanto alla fine la comprendi e ha un senso, continuo a trovarla davvero inquietante e, soprattutto, fa pensare più a un horror satanico/religioso e con magari violenza domestica più che a un urban fantasy di questo genere. Non avrei nemmeno letto la trama se non avessi conosciuto l’autrice e non avessi chiesto delucidazioni. Ho anche fatto una prova, chiedendo ad altre persone, forti lettori, che tipo di libro pensavano fosse guardando la cover, e la risposta è stata la stessa.
Perché faccio questa premessa? Perché questo è davvero un buon urban fantasy e mi chiedo quante persone, che non frequentano gruppi e autori, abbiano guardato la cover e siano passati avanti fuorviati, senza neanche dare una possibilità a un libro che merita sicuramente di essere letto e apprezzato.
Ovviamente, ho amato Sean sin dal primo momento (anche se avrei preferito che la nota introduttiva sul personaggio fosse messa come nota finale, perché mi ha anticipato una cosa importante di Sean che avrei voluto scoprire e capire da sola leggendo.) Un personaggio con così tante sfumature, dubbi, insicurezze e forze inconsapevoli, che non puoi non amare dalla prima all’ultima riga.
Raphael è anche più complesso, e credo meriti maggiore approfondimento. Sono certa che nei prossimi libri (di sicuro ce ne saranno, anche se è autoconclusivo. Ci sono molte cose ancora da dire) l’autrice avrà modo di parlarci ancora di lui e della incredibile dicotomia che si trova ad affrontare (ho faticato a comprendere, ammetto, in che modo riesca a conciliare le varie parti di sé.)
Bellissimo che sia un romanzo corale nel vero senso del termine. Amo i libri in cui tutti i personaggi trovano il loro spazio e non ci si sofferma solo su uno o due.
Tra l’altro, diciamo anche che, per la seconda volta, l’autrice mi ha fatta innamorare perdutamente di un personaggio secondario, di cui vediamo poco a fine libro, ma quel poco: WOW. Attendo con ansia un libro dedicato a lui.
Insomma, tirando le somme: bel ritmo, bella idea di mondo creato, bei personaggi, tutti, e bella storia d’amore.
Credo che la miglior sintesi di questa recensione possa essere ciò che la editor di C. McQuiston, come raccontato nei ringraziamenti finali, disse quando le accennò la trama: “l’idea è folle. Scrivila!”
Ho acquistato questo libro senza nemmeno aver letto la quarta di copertina. Avevo adorato il precedente, sapevo solo che questa volta sarebbero state due ragazze le protagoniste e ho comprato a occhi chiusi.
Non solo non ha disatteso le aspettative, ma questo romanzo è andato oltre. Se il primo è bello, questo è un assoluto capolavoro!
New York raccontata in un modo splendido, al punto d’aver avuto la sensazione di essere lì. Un gruppo di amici, una famiglia queer favolosa (li ho amati tutti, dal primo all’ultimo!) Una storia pazzescamente folle!
E, soprattutto, l’Amore in ogni sua forma, nel bene e nel male, con le sue paure o la spavalderia, per ogni aspetto della vita, per ogni persona che si incontra sul proprio percorso e che ci rende ciò che siamo. Per se stessi, per un posto da chiamare “casa”, per la voglia di vivere e andare avanti, nonostante tutto.
“A volte certe cose non possiamo fare altro che SENTIRLE. Solo perché MERITANO di essere sentite.”
È il senso del libro, è il senso del percorso di crescita che fa ogni personaggio, è il senso di un amore impossibile ma splendido, è il senso di una storia all’apparenza irreale o surreale, eppure più vera di tante altre.
È il senso della vita.
Super consigliato!
Ps: menzione d’onore alla tazza avuta in regalo con il cartaceo. Io che amo il caffè americano ho compreso il perché di queste tazze spettacolari.
Anche con questo terzo libro mi trovo davvero in difficoltà a recensire.
Per onestà intellettuale, comunque assegno le cinque stelle, anche se sono non piene e con riserva per una mancanza che ho sofferto sulla parte finale, e che ho invece trovato nel seguente, già iniziato, che sono una sorta di capitoli extra, diciamo. Se ciò che ho letto nel seguente fosse stato inserito come epilogo, sarebbe stato perfetto.
Detto ciò, tutto quello che avevo già intuito di Laurent già dal primo libro si è avverato, quindi nessuna sorpresa per me.
Ciò nonostante, ci sono stati una serie di colpi di scena, che non riguardano il personaggio di Laurent, assolutamente inaspettati.
Ritmo serratissimo. Sono stata con il fiato sospeso fino alla fine. Intrighi, battaglie, tattiche e il percorso di ogni personaggio è stato assolutamente appassionante.
In questo libro sono stata del tutto immersa in questa realtà, avvolta dalle ambientazioni, dai profumi, dai percorsi di crescita di Laurent e Damen come di ogni altro personaggio, fino anche a comprendere, vivendo sulla mia pelle, i tormenti di ognuno di loro.
Se devo dare una valutazione a tutta la saga, si ferma a un 4.5 complessivo per le mancanze sopratutto iniziali e una parte importante e narrativamente necessaria che si ritrova però solo nel successivo in un capitolo extra.
Al di là di tutte queste considerazioni, magari questi libri non finiranno mai in cartaceo sulla mia libreria, ma mi hanno davvero trascinata in un’avventura che sono contenta d’aver vissuto.
Questa è una recensione davvero difficile da fare, e una volta di più bella lunga.
Ci sono cose in questo secondo libro della saga da 5 ⭐ piene e altre che invece si fermano a 4 ⭐.
Per onestà intellettuale, alla fine ho deciso di assegnare 5 ⭐ anche se sarebbero con un doppio meno davanti e ve ne spiego i motivi.
Le 5 ⭐ piene:
1. Finito in un baleno e faticato davvero a staccarmi, al punto che, in piena notte, ho iniziato subito il terzo. Anche quando non leggevo, continuavo a rimanere con la testa ferma lì nella storia e anche ora vorrei tornare a leggere piuttosto che fare altro. Non mi accadeva una cosa del genere da molto tempo.
2. Io amo lo slow burn, e decisamente qui è portato magistralmente avanti. Nessuna fretta, i personaggi sono costruiti benissimo (tutti, anche i secondari) approfonditi e lineari, eppure allo stesso tempo molto complessi e ricchi di sfumature. Anche i personaggi di contorno, anche gli antagonisti sono rappresentanti a tutto tondo, al punto che di alcuni di loro finisci per avere pietà, nonostante tutto. Questo è un enorme punto a favore ed è ciò che mi ha spinta a mettere le 5 ⭐. Facile creare un villain da odiare, molto più difficile è dargli una struttura così articolata da farti, alla fine, capire che, in fondo, anche lui è una vittima (non sto parlando di Laurent.)
3. Per quanto avessi intuito alcune cose che riguardano Laurent già nel primo libro, di cui 1 su 3 è stata svelata e avevo ragione, c’è stato un colpo di scena, che non riguarda Laurent né Damen, che davvero mi ha sorpresa.
4. La mente di Laurent continua ad affascinarmi in modo incredibile, ma intravedere in quella glaciale perfezione anche attimi di fragilità e perdita di controllo è stato il colpo di grazia, per me. Non dico di amarlo, ci sono cose di lui che mi fanno ancora storcere il naso, ma lo comprendo e mi affascina. Inoltre va considerato molto il contesto in cui sono inseriti sia lui che Damen.
5. Dal 30% in poi del libro, finalmente ho iniziato a “vedere” e respirare anche gli ambienti. Mi è rimasta impressa la battaglia che mi ha fatto sentire il clangore delle spade e delle corazze, i corpi che si scontrano, il sudore dei soldati come quello dei cavalli. Stand ovation in quel momento.
Tutto ciò ha sicuramente meritato le 5 stelle piene.
Quello che non mi ha convinta e che, quindi, nella mia personale classifica non permette ancora a questa saga di superarne altre (Green Creek di Klune, tanto per nominarne una a caso, pur se differentissima in quanto non rientra in un epic fantasy come questa, ma in un urban fantasy in epoca moderna) sono le seguenti cose:
1. La parte iniziale risentiva della stessa mancanza che avevo percepito nel primo libro: zero ambientazioni esterne. Fino al 30% della storia, almeno, i personaggi si spostavano da un posto a un altro e avrebbero potuto stare tra lande desolate, nell’Amazzonia o tra i ghiacci dell’Alaska. Per fortuna a un certo punto è cambiato qualcosa ed è stato come leggere un libro diverso e ben strutturato in ogni dettaglio.
2. Non riesco a comprendere il motivo per il quale si è deciso di dividere la storia in tre libri. I primi due avrebbero tranquillamente potuto essere uno solo, e avrebbe avuto maggior senso. Mi infastidisce un poco, ammetto. Mentre scrivo questa recensione sono quasi in dubbio sull’assegnare di nuovo un 4 e non un 5 proprio perché il primo e secondo mi sembrano decisamente quasi un unico arco narrativo e le mancanze del primo influenzano molto il secondo.
Ciò nonostante, alla fine decido di lasciare un 5 ⭐.
Se ci sto riflettendo così tanto e non riesco a staccare la mente, beh, è un risultato che da solo merita il voto quasi pieno.
Ci risentiamo alla fine della saga che, comunque, non posso non consigliare.
Come il caffè sospeso questa è una recensione “sospesa” e anche piuttosto lunga.
Nel senso che, essendo il libro quasi solo un’introduzione a tutta la #saga (lo si percepisce in maniera palpabile anche arrivando al termine delle 240 pagine), mi riservo di correggere questa valutazione, in meglio o in peggio, quando avrò letto gli altri della serie.
Premessa doverosa:
Avevo mille pregiudizi riguardo questa saga in quanto NON amo gli abusi romanticizzati, NON amo che si usi l’escamotage di un contesto di schiavismo per crogiolarsi in situazioni “erotiche” non consensuali ed estreme, sono alquanto stufa di leggere ovunque scene con pratiche sadomasochiste e similari, NON mi fa impazzire il trope “enemies to lovers”, NON mi strappo i capelli per i “bad boy”, i sadici, i villain e nemmeno per gli strateghi criminali o violenti.
Premesso tutto ciò, che non è poco, avevo scelto (anche dietro numerosi suggerimenti) di provare comunque a leggere questa saga super osannata per farmi una mia idea.
E, in ordine, sono accadute tre cose davvero inaspettate:
1. Sono rimasta incredibilmente affascinata da Laurent. È come se mi fossi ritrovata di fronte a un serpente incantatore che mi ha stregata. Chiariamoci, non sono innamorata, non ancora almeno, del personaggio, e non giustifico alcuni suoi atti, ma ne sono terribilmente incuriosita. Nonostante già dalla prima apparizione di Laurent abbia intuito un particolare importante (che non è stato svelato, ma sono certa salterà fuori) e a un certo punto abbia anche già immaginato particolari della sua infanzia/prima adolescenza (anche questi non svelati ancora), ciò che mi attrae di lui è la sua mente, la sua arguzia e il come riesce a superare con una fine strategia tutta una serie di ostacoli. Io amo gli intrighi di corte o politici, siano essi in epoca antica o moderna, e Laurent è il vero Re degli intrighi, che riesce a ribaltare a suo favore qualsiasi complotto si ordisca nei suoi confronti. Il come ci riesca è ciò che più mi attrae e appassiona.
2. Tutti gli abusi romanticizzati che temevo di incontrare sono stati evitati grazie all’unico punto di vista narrativo di Damen, il quale ha ben chiaro cosa sia una violenza o un abuso e cosa sia giusto o meno, anche in una società dove è consentito lo schiavismo. Mai nemmeno una volta si percepisce ciò che avviene come qualcosa di romantico. Anzi, personalmente ho avvertito lo stesso disgusto e la stessa rabbia di Damen, il che è di fatto una cosa positiva.
3. Appena terminato di leggere questo libro, in pochissimo tempo tra l’altro, ho iniziato la lettura del successivo. Li avevo acquistati tutti sul sito della casa editrice grazie a una promozione, e al momento non sono pentita d’averlo fatto come invece temevo.
Tutto questo appena detto mi avrebbe fatto dare anche un 5 ⭐, ma ho ancora alcune perplessità che sono le seguenti:
1. L’ambientazione. Ben descritti gli interni e gli abbigliamenti, ma fin quasi alla fine del libro avremmo potuto essere nell’antica Grecia come a Novara, su un altro pianeta o nel palazzo di fianco al mio. Manca davvero tanto un’ambientazione di più ampio respiro. Non dico di esagerare con infodump o descrizioni di 100 pagine alla Tolkien, ma neanche zero però. La saga è catalogata come fantasy solo perché i luoghi non esistono e non sono mai esistiti. Un modo, lo capisco, per non essere legati a tradizioni, eventi e fatti di un mondo antico, ma non basta una piantina a inizio libro e nomi fantasiosi per creare un vero mondo alternativo. Sulla fine del libro si è iniziato a vedere qualcosa di più, ma poco per me.
2. La sensazione, almeno entro il 30% del libro, che si usasse in alcuni momenti l’escamotage della società schiavista per indulgere nel racconto di pratiche erotiche non consensuali c’è stata e mi ha fatto storcere il naso. Non molte, per fortuna, e il pov di Damen, che ne era disgustato, ha mitigato di parecchio il tutto e incanalato, per fortuna, in una giusta direzione. Diciamo che, per me, alcune cose si sarebbero potute tranquillamente evitare e la narrazione non ne avrebbe affatto risentito.
Comunque sia, alla fine la storia risulta appassionante e, pur avendo già immaginato alcune cose, la curiosità di vedere in che modo si evolve mi spinge a proseguire.
Questo al momento è un grande punto a favore e mi spinge a consigliarne la lettura.