Recensione: “Il palazzo d’estate e altre storie (Captive Prince Vol. Extra)” di C.S. Pacat

E dunque che dire. Di sicuro questo è il libro migliore della saga, anche se a conti fatti è considerato una breve raccolta di extra.

Davvero un gran peccato che il capitolo “il palazzo d’estate” non sia inserito come epilogo della trilogia, perché di fatto lo è. Rappresenta quella mancanza che ho sentito alla fine del terzo libro, quel nodo ancora da scogliere e da affrontare tra Laurent e Damen.

Mi auguro che un giorno autrice e casa editrice originale (non la Triskell, che non ha potere decisionale su questo e ha svolto un ottimo lavoro di traduzione ed editing) decidano di rimettere mano al primo libro e di inserire questo capitolo come epilogo della trilogia. Se un giorno accadrà questo, sarà il giorno che li comprerò anche in cartaceo.

Molto belli anche gli altri capitoli e l’approfondimento degli altri personaggi che ho molto apprezzato, al punto di desiderare un libro a parte per Ancel.

Detto ciò, passata anche alla novella su Erasmus, ammetto che era davvero da molto tempo che dei personaggi non mi prendevano così tanto al punto da sognarmeli.

Forse proprio per questo mi rammarico delle mancanze rilevate nei precedenti.

Per chi ha letto la trilogia, assolutamente consigliato questo volume… anzi, direi proprio necessario.

Recensione: “L’ascesa del Re (Captive Prince Vol. 3)” di C.S. Pacat

Anche con questo terzo libro mi trovo davvero in difficoltà a recensire.

Per onestà intellettuale, comunque assegno le cinque stelle, anche se sono non piene e con riserva per una mancanza che ho sofferto sulla parte finale, e che ho invece trovato nel seguente, già iniziato, che sono una sorta di capitoli extra, diciamo.
Se ciò che ho letto nel seguente fosse stato inserito come epilogo, sarebbe stato perfetto.

Detto ciò, tutto quello che avevo già intuito di Laurent già dal primo libro si è avverato, quindi nessuna sorpresa per me.

Ciò nonostante, ci sono stati una serie di colpi di scena, che non riguardano il personaggio di Laurent, assolutamente inaspettati.

Ritmo serratissimo. Sono stata con il fiato sospeso fino alla fine. Intrighi, battaglie, tattiche e il percorso di ogni personaggio è stato assolutamente appassionante.

In questo libro sono stata del tutto immersa in questa realtà, avvolta dalle ambientazioni, dai profumi, dai percorsi di crescita di Laurent e Damen come di ogni altro personaggio, fino anche a comprendere, vivendo sulla mia pelle, i tormenti di ognuno di loro.

Se devo dare una valutazione a tutta la saga, si ferma a un 4.5 complessivo per le mancanze sopratutto iniziali e una parte importante e narrativamente necessaria che si ritrova però solo nel successivo in un capitolo extra.

Al di là di tutte queste considerazioni, magari questi libri non finiranno mai in cartaceo sulla mia libreria, ma mi hanno davvero trascinata in un’avventura che sono contenta d’aver vissuto.

Consigliato.

Recensione: “La mossa del Principe (Captive Prince vol. 2)” di C.S. Pacat

Questa è una recensione davvero difficile da fare, e una volta di più bella lunga.

Ci sono cose in questo secondo libro della saga da 5 ⭐ piene e altre che invece si fermano a 4 ⭐.

Per onestà intellettuale, alla fine ho deciso di assegnare 5 ⭐ anche se sarebbero con un doppio meno davanti e ve ne spiego i motivi.

Le 5 ⭐ piene:

1. Finito in un baleno e faticato davvero a staccarmi, al punto che, in piena notte, ho iniziato subito il terzo. Anche quando non leggevo, continuavo a rimanere con la testa ferma lì nella storia e anche ora vorrei tornare a leggere piuttosto che fare altro. Non mi accadeva una cosa del genere da molto tempo.

2. Io amo lo slow burn, e decisamente qui è portato magistralmente avanti. Nessuna fretta, i personaggi sono costruiti benissimo (tutti, anche i secondari) approfonditi e lineari, eppure allo stesso tempo molto complessi e ricchi di sfumature.
Anche i personaggi di contorno, anche gli antagonisti sono rappresentanti a tutto tondo, al punto che di alcuni di loro finisci per avere pietà, nonostante tutto. Questo è un enorme punto a favore ed è ciò che mi ha spinta a mettere le 5 ⭐.
Facile creare un villain da odiare, molto più difficile è dargli una struttura così articolata da farti, alla fine, capire che, in fondo, anche lui è una vittima (non sto parlando di Laurent.)

3. Per quanto avessi intuito alcune cose che riguardano Laurent già nel primo libro, di cui 1 su 3 è stata svelata e avevo ragione, c’è stato un colpo di scena, che non riguarda Laurent né Damen, che davvero mi ha sorpresa.

4. La mente di Laurent continua ad affascinarmi in modo incredibile, ma intravedere in quella glaciale perfezione anche attimi di fragilità e perdita di controllo è stato il colpo di grazia, per me.
Non dico di amarlo, ci sono cose di lui che mi fanno ancora storcere il naso, ma lo comprendo e mi affascina. Inoltre va considerato molto il contesto in cui sono inseriti sia lui che Damen.

5. Dal 30% in poi del libro, finalmente ho iniziato a “vedere” e respirare anche gli ambienti. Mi è rimasta impressa la battaglia che mi ha fatto sentire il clangore delle spade e delle corazze, i corpi che si scontrano, il sudore dei soldati come quello dei cavalli. Stand ovation in quel momento.

Tutto ciò ha sicuramente meritato le 5 stelle piene.

Quello che non mi ha convinta e che, quindi, nella mia personale classifica non permette ancora a questa saga di superarne altre (Green Creek di Klune, tanto per nominarne una a caso, pur se differentissima in quanto non rientra in un epic fantasy come questa, ma in un urban fantasy in epoca moderna) sono le seguenti cose:

1. La parte iniziale risentiva della stessa mancanza che avevo percepito nel primo libro: zero ambientazioni esterne. Fino al 30% della storia, almeno, i personaggi si spostavano da un posto a un altro e avrebbero potuto stare tra lande desolate, nell’Amazzonia o tra i ghiacci dell’Alaska. Per fortuna a un certo punto è cambiato qualcosa ed è stato come leggere un libro diverso e ben strutturato in ogni dettaglio.

2. Non riesco a comprendere il motivo per il quale si è deciso di dividere la storia in tre libri. I primi due avrebbero tranquillamente potuto essere uno solo, e avrebbe avuto maggior senso. Mi infastidisce un poco, ammetto. Mentre scrivo questa recensione sono quasi in dubbio sull’assegnare di nuovo un 4 e non un 5 proprio perché il primo e secondo mi sembrano decisamente quasi un unico arco narrativo e le mancanze del primo influenzano molto il secondo.

Ciò nonostante, alla fine decido di lasciare un 5 ⭐.

Se ci sto riflettendo così tanto e non riesco a staccare la mente, beh, è un risultato che da solo merita il voto quasi pieno.

Ci risentiamo alla fine della saga che, comunque, non posso non consigliare.

Recensione: “Il principe prigioniero (Captive Prince Vol. 1)” di C.S. Pacat

4 ⭐ nel complesso

Come il caffè sospeso questa è una recensione “sospesa” e anche piuttosto lunga.

Nel senso che, essendo il libro quasi solo un’introduzione a tutta la #saga (lo si percepisce in maniera palpabile anche arrivando al termine delle 240 pagine), mi riservo di correggere questa valutazione, in meglio o in peggio, quando avrò letto gli altri della serie.

Premessa doverosa:

Avevo mille pregiudizi riguardo questa saga in quanto NON amo gli abusi romanticizzati, NON amo che si usi l’escamotage di un contesto di schiavismo per crogiolarsi in situazioni “erotiche” non consensuali ed estreme, sono alquanto stufa di leggere ovunque scene con pratiche sadomasochiste e similari, NON mi fa impazzire il trope “enemies to lovers”, NON mi strappo i capelli per i “bad boy”, i sadici, i villain e nemmeno per gli strateghi criminali o violenti.

Premesso tutto ciò, che non è poco, avevo scelto (anche dietro numerosi suggerimenti) di provare comunque a leggere questa saga super osannata per farmi una mia idea.

E, in ordine, sono accadute tre cose davvero inaspettate:

1. Sono rimasta incredibilmente affascinata da Laurent. È come se mi fossi ritrovata di fronte a un serpente incantatore che mi ha stregata. Chiariamoci, non sono innamorata, non ancora almeno, del personaggio, e non giustifico alcuni suoi atti, ma ne sono terribilmente incuriosita.
Nonostante già dalla prima apparizione di Laurent abbia intuito un particolare importante (che non è stato svelato, ma sono certa salterà fuori) e a un certo punto abbia anche già immaginato particolari della sua infanzia/prima adolescenza (anche questi non svelati ancora), ciò che mi attrae di lui è la sua mente, la sua arguzia e il come riesce a superare con una fine strategia tutta una serie di ostacoli.
Io amo gli intrighi di corte o politici, siano essi in epoca antica o moderna, e Laurent è il vero Re degli intrighi, che riesce a ribaltare a suo favore qualsiasi complotto si ordisca nei suoi confronti. Il come ci riesca è ciò che più mi attrae e appassiona.

2. Tutti gli abusi romanticizzati che temevo di incontrare sono stati evitati grazie all’unico punto di vista narrativo di Damen, il quale ha ben chiaro cosa sia una violenza o un abuso e cosa sia giusto o meno, anche in una società dove è consentito lo schiavismo. Mai nemmeno una volta si percepisce ciò che avviene come qualcosa di romantico. Anzi, personalmente ho avvertito lo stesso disgusto e la stessa rabbia di Damen, il che è di fatto una cosa positiva.

3. Appena terminato di leggere questo libro, in pochissimo tempo tra l’altro, ho iniziato la lettura del successivo. Li avevo acquistati tutti sul sito della casa editrice grazie a una promozione, e al momento non sono pentita d’averlo fatto come invece temevo.

Tutto questo appena detto mi avrebbe fatto dare anche un 5 ⭐, ma ho ancora alcune perplessità che sono le seguenti:

1. L’ambientazione. Ben descritti gli interni e gli abbigliamenti, ma fin quasi alla fine del libro avremmo potuto essere nell’antica Grecia come a Novara, su un altro pianeta o nel palazzo di fianco al mio.
Manca davvero tanto un’ambientazione di più ampio respiro.
Non dico di esagerare con infodump o descrizioni di 100 pagine alla Tolkien, ma neanche zero però.
La saga è catalogata come fantasy solo perché i luoghi non esistono e non sono mai esistiti. Un modo, lo capisco, per non essere legati a tradizioni, eventi e fatti di un mondo antico, ma non basta una piantina a inizio libro e nomi fantasiosi per creare un vero mondo alternativo. Sulla fine del libro si è iniziato a vedere qualcosa di più, ma poco per me.

2. La sensazione, almeno entro il 30% del libro, che si usasse in alcuni momenti l’escamotage della società schiavista per indulgere nel racconto di pratiche erotiche non consensuali c’è stata e mi ha fatto storcere il naso. Non molte, per fortuna, e il pov di Damen, che ne era disgustato, ha mitigato di parecchio il tutto e incanalato, per fortuna, in una giusta direzione. Diciamo che, per me, alcune cose si sarebbero potute tranquillamente evitare e la narrazione non ne avrebbe affatto risentito.

Comunque sia, alla fine la storia risulta appassionante e, pur avendo già immaginato alcune cose, la curiosità di vedere in che modo si evolve mi spinge a proseguire.

Questo al momento è un grande punto a favore e mi spinge a consigliarne la lettura.