Recensione: Malvagio fino all’osso di Tony J. Forder

 Titolo: Malvagio fino all’osso
 Titolo originale:  Bad To The Bone
 Serie: DI Bliss 1
 Autore: Tony J Forder
 Editore: Nua Edizioni
 Traduttrice: Raffaella Arnaldi
 ISBN EBOOK: 978-88-31399-00-5 
 ISBN CARTACEO: 978-88-31399-02-9
 Genere: Thriller
 Lunghezza: 400 pagine
 Prezzo Ebook: € 3,74
 Prezzo cartaceo: € 12,75 

Trama:

Tra i boschi di Peterborough, nella contea del Cambridgeshire, vengono rinvenuti i resti di uno scheletro. L’ispettore James Bliss e l’agente Penny Chandler investigano sul caso e scoprono che la vittima, una giovane donna, è stata spostata dal luogo di sepoltura originale. Un testimone è convinto che una ragazza sia stata investita da un’auto nella lontana estate del 1990, e che la polizia sia intervenuta. Tuttavia, non esiste documentazione relativa all’incidente o alla presunta vittima. Mentre il caso progredisce, un paio di agenti in pensione vengono uccisi. I due avevano legami con dei colleghi che erano in servizio al momento della segnalazione di un incidente stradale. Bliss e Chandler, indagando, scavano più a fondo e cominciano a chiedersi se alcuni ufficiali di alto grado possano essere coinvolti nell’omicidio della giovane donna sepolta nei boschi. Ogni anello della catena subisce pressioni, compreso l’ispettore, che si scontra con i superiori e i media. Quando la sua squadra riceve avvertimenti mirati, Bliss dovrà decidere se mollare il caso o perseguire i responsabili. Abbandonerà, in modo da non danneggiare la propria carriera, oppure lotterà a ogni costo? Ed è possibile che il killer sia molto più vicino di quanto i due immaginino?

Recensione:

Partiamo dalla fine: sono dovuta arrivare al 90% del libro per avere la relativa certezza di chi fosse l’assassino, nell’esatto momento in cui lo capiva anche l’ispettore Bliss, solo un paio di pagine prima che venisse rivelato. Questo, per una giallista come me che legge thriller da una vita e da due anni li scrive, è un enorme punto a favore, perché vedete, io in genere intuisco quasi subito chi potrebbe essere il colpevole, e non perché il libro sia scontato, ma semplicemente perché immagino da scrittrice chi avrei scelto, al posto dell’autore, come assassino. In questo caso, sono rimasta nel dubbio sin quasi alla fine, pur avendo avuto quello strano prurito dietro la nuca, quella sensazione, che però non trovava riscontro nei fatti fino all’ultimo. In un certo senso, l’autore è stato talmente bravo da farmi calare del tutto nei panni di Bliss, tanto da seguire in ogni momento ogni suo percorso logico. Quindi, da un punto di vista puramente di trama poliziesca, un bel dieci pieno e con lode questo libro se lo merita tutto.

E poi c’è il lato emotivo e di suspense. Che dire, Jimmy Bliss mi ha conquistata, con i suoi tormenti interiori, un passato doloroso e devastante, i sensi di colpa che lo assillano, gli errori e un cuore grande come i suoi due labrador Bonnie e Clyde, tutto ciò rendono questo personaggio di un’umanità profondissima e reale. L’ispettore Bliss lo si ama, un amore che cresce lento con l’andare avanti del libro, fino a farti fare le tre di notte sugli ultimi capitoli, con l’ansia che ti attanaglia la gola e ti fa mangiare le unghie, fino a farti lanciare un urlo di sorpresa in piena notte.

Questo thriller, quindi, merita di essere letto, e Bliss da ora in poi diventerà la mia nuova ossessione, perché io non vedo l’ora di leggere il prossimo!

Recensione: “La ragazza sbagliata” di Giampaolo Simi

Questo è un giallo, signori! Sì, esatto, un giallo con i fiocchi, proprio come dovrebbe essere. Avvincente, strepitoso, sorprendente.

Ho iniziato per caso questo giallo della Sellerio, consigliato da chi di gialli ne divora a decine a settimana. Mi ha subito attirato la trama e l’ambientazione: la scomparsa di una ragazza in un’estate del 1993 in Versilia, ritrovata cadavere in seguito, il processo a una sua coetanea, figlia di un noto scultore inglese, vinto in appello dalla procura, e la condanna della presunta assassina a quindici anni di carcere.

Il protagonista di questo giallo è il giornalista che seguì il caso all’epoca e che a distanza di molti anni si ritrova, suo malgrado, catapultato di nuovo in quella storia, alla ricerca di una verità che sconvolgerà la sua vita e quella di molti altri.

Superbamente narrato in prima persona (e io non amo la prima persona in genere), questo giallo riesce a narrare del privato del protagonista, delle vicende della presunta assassina della ragazza, della vita della vittima, e di tutto il contesto politico e burrascoso di quel periodo, che non è un semplice sfondo ma entra con tutti i piedi nella storia.

Un susseguirsi di sorprese, ribaltamenti, colpi di scena, fino alle ultimissime pagine.

Quest’autore per me è stata una piacevolissima scoperta, e non sarà certamente l’unico suo libro che leggerò, perchè merita davvero.

Tra un’emozione, una cinica ma del tutto condivisibile riflessione, una risata e una lacrima, da un giallista come Giampaolo Simi c’è solo da imparare.

Recensione: “L’uomo che scrive ai morti” di Preston&Child

Diciottesimo libro letto della saga dell’agente speciale Aloysius Pendergast. Già il fatto che ho letto in poco tempo il libro numero diciotto di questa serie vi fa capire quanto anche quest’avventura mi sia piaciuta.

È incredibile il modo in cui gli autori siano riusciti a creare un personaggio talmente eccezionale da non stancare mai. Non c’è libro che non abbia apprezzato e amato e, cinque minuti dopo averlo terminato, già sento la mancanza di Aloysius, del suo modo di fare eccentrico, aristocratico, elegante, della sua intelligenza, delle sue capacità fisiche nascoste in un corpo longilineo, in abiti sempre di sartoria ma neri come quelli di un becchino.

Un uomo dagli occhi di ghiaccio, che trova sempre il modo di mettere in difficoltà non solo i criminali, che alla fine in genere non sopravvivono, ma anche quei burocrati supponenti e incapaci che si ritrova sulla sua strada. Sì, Pendergast è fonte di enormi gratificazioni.

Adorabile nei suoi modi di fare da gentiluomo del sud, efficace come pochi, nonostante i suoi sistemi decisamente poco ortodossi, mal sopportato dall’intera FBI, che però non può mai fare a meno di lui. Occhi di ghiaccio ed espressioni imperturbabili, che nascondono però un gran cuore.

Anche questo libro mi ha trascinata, con un ritmo che man mano diviene sempre più incalzante, facendomi imprecare, ridere, dannare l’anima in preda all’ansia e anche commuovere.

Aloysius X. L. Pendergast non sbaglia mai, o lo ami o lo odi, e io sono tra coloro che lo amano immensamente, anche quando, come in questo libro, prende in giro il mio amato Sherlock Holmes, a cui spesso viene accomunato, perché per lui “troppo melodrammatico”… come fai a non amarlo?

E voi, come fate a non conoscerlo?

Se volete leggere le avventure di Pendergast potete iniziare dal primo: Relic

Recensione: Il Re di Denari di Sandrone Dazieri

Questo è il terzo libro di una trilogia con protagonisti Dante Torre, un particolare uomo di grande intelligenza e anche molte ossessioni, e Colomba Caselli, sua amica ora ex poliziotta.

Per sapere chi sono realmente dovete aver letto i due precedenti libri, che vi consiglio assolutamente: “Uccidi il padre” e “L’Angelo“.

Se li avete già letti, allora anche questo terzo libro non vi deluderà.

Innanzitutto mi inchino dinanzi all’enorme lavoro che c’è dietro quest’opera, ricca di informazioni e nozioni di ogni genere.

Suspence a pieno regime. Un libro che ti tiene inchiodata a leggere, e le oltre 500 pagine sembrano volare in un attimo.

Una ricchezza di personaggi incredibile, dove anche il più comprimario di tutti ha una sua profondità, e ne riesci a comprendere la natura anche in poche righe.

Ritmo serrato, grazie anche ai capitoli brevi, che io adoro, con continui cambi di scena.

Finale del tutto inaspettato! Come un gran thriller che si rispetti, sono cascata dalle nuvole sulle ultime pagine, eppure ne leggo davvero tanti.

Dante e Colomba hanno di nuovo catturato la mia attenzione e il mio cuore, regalandomi anche un po’ di lacrime sul finale.

Chissà se li rivedremo ancora, e se così sarà, sono certa che nessuno di noi ne rimarrà deluso.

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“Scrivo per lo stesso motivo per cui respiro, perché se non lo facessi, morirei”
Isaac Asimov.

Perché ho deciso di aprire un blog letterario? Perché amo leggere e scrivere, per poter condividere, con chi ama la lettura, quelle che sono le mie sensazioni, emozioni, pensieri vissuti quando leggo un libro, e anche per dare visibilità a quegli scrittori esordienti, poco conosciuti ai più, ma che meritano di essere letti.

Vivo di emozioni e sono quelle che intendo condividere con voi, dando per scontato che non leggo e non recensisco opere che non rispettano la normale grammatica di base, tranne qualche rarissimo caso in cui decido di concludere un libro nonostante gravi lacune.

E dunque, benvenutə su questo blog e… buona lettura!

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