Recensione: “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara

Ho scritto questa recensione appena finito di leggere il libro. Era l’una di notte e pensavo di rimandare a quando avrei avuto la mente più fredda e lucida, ma le emozioni sono state talmente tante e opposte che dovevo tirarle fuori per evitare di passare una notte insonne.

Mi è piaciuto? Beh, ho dato cinque stelle e quindi il mio giudizio complessivo è assolutamente sì.

Scritto magistralmente, con passaggi e salti di tecniche narrative (terza al passato, terza al presente, prima, seconda) che solo una gestione impeccabile ha fatto sì che risultassero spiazzanti quanto perfetti. Al punto da non farci più caso dopo la prima volta. Frasi lunghe con incisi altrettanto lunghi che scivolano via sulla lingua rendendo la lettura bella e a tratti esaltante.

Un romanzo di formazione, un romanzo corale in cui ci si ritrova ad amare alcuni personaggi in modo viscerale, a odiarne altri con la stessa potenza. Una storia in cui amore, amicizia, famiglia di nascita, famiglia acquisita si mescolano in modi incredibili e sono la vera forza di tutti loro.

È un libro che rileggerei? MAI!

Non so come spiegarvelo senza fare spoiler, ma tocca argomenti davvero tosti. Mi ha permesso di sentire sulla pelle certi dolori della mente che si trasformano in fisici, mi ha fatto capire il perché di certe azioni così lontane dal mio modo di concepire la vita. Cose che potevo comprendere fino a ora solo da un punto di vista empirico, mai così profondo.

Il male di questa “vita” mi ha scarnificato l’anima, mi ha tolto il respiro, mi ha fatto arrabbiare. Mi ha fatto piangere, anche se solo quando arrivata alla pagina 1064, il punto più bello di tutto il libro, per me.

Arrivata alla fine mi sento “sconfitta” eppure non sono affatto pentita d’averlo letto.

E forse il senso di tutto il libro, di questa “vita come tante” è proprio questo.

Mi viene in mente un paragone che faccio sempre tra due film: “Boys don’t cry” e “Schindler’s List”.

Entrambi film meravigliosi, sofferti, storie vere e tremende anche se storie diversissime. Il primo non lo rivedrei nemmeno sotto tortura, il secondo lo rivedrei sempre, anche sapendo di dover affrontare lacrime e dolore.

Questo non è un libro per tutti, avrei quasi paura a consigliarlo, eppure mi ha fatto vivere così tante sensazioni che credo non lo dimenticherò per il resto di tutta la mia vita.