Genere: storico/saghe familiari
4.5 complessivo
A livello emotivo, questo romanzo storico corale avrebbe meritato anche un 5 ⭐ piene. Solo qualche punto esclamativo di troppo, per i miei gusti, mi ha spinta a togliere un mezzo punto.
Ho iniziato lentamente per la complessità della storia e i molteplici personaggi, fino a cavalcare i capitoli negli ultimi giorni.
Il Fredi, di cui seguiamo la storia principale in prima persona, racconta di tutto ciò che è accaduto non solo a lui, ma a tutti coloro che hanno fatto parte del suo, allargato, nucleo familiare.
In questi casi, l’autore si è spostato dalla prima persona alla terza, come punti di vista narrativi, alternando i vari capitoli con i vari personaggi.
In questo modo l’opera mi ha permesso di percorrere tempi e luoghi diversi, dal Nord Italia alla Svizzera, alla Spagna in un periodo a cavallo tra prima e dopo la seconda guerra mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri.
Bello e appassionante il periodo trascorso dal Fredi come partigiano nella Val D’Ossola, in Svizzera e la fuga attraverso monti e Alpi in pieno inverno.
Devastante il racconto sia della strage di Verbania di Fondotoce, che quella in Spagna, sotto il regime franchista, delle “tredici rose”.
Struggente la storia d’amore del padre del Fredi e coinvolgente quella di lui stesso che, alla fine, mi ha commossa.
Menzione d’onore alla Dorothea, la madre del Fredi, che incarna, nel bene e nel male, queste donne di vero acciaio, sulle spalle delle quali è cresciuto un intero paese.
Consigliato!
