Benvenuta narrazione in prima usata come Dio comanda. Sì, lo devo dire, questa volta, finalmente, ho davvero apprezzato una narrazione in prima persona (che non è la mia preferita) perché era quella giusta da usare, quella che mi ha permesso di entrare nella mente e nelle emozioni di un unico personaggio, vedendo solo e unicamente il suo punto di vista, all’oscuro assoluto di ciò che passa per la mente degli altri personaggi.
Ed è stato bello immergersi del tutto nella mente di Elliot, con cui ho trovato in comune molte cose, e non solo il nome, che da ragazza alcuni amici mi davano come soprannome. Elliot ha tutte quelle insicurezze che ognuno di noi si porta dentro, quelle che ti fanno pesare le aspettative che i tuoi genitori hanno sempre avuto su di te, quelle che ti fanno sentire una sorta di delusione, perché non hai avuto successo, non hai scelto di diventare avvocato, medico o ingegnere. Poco importa che nessuno di noi, probabilmente, ha scelto di diventare uno spogliarellista, quei sentimenti una o più volte nella vita li abbiamo provati tutti.
Una storia delicata e ricca di passione, quella tra Elliot e Shawn, così diversi tra loro non solo per età (26 anni di adorabile gap che, ammettetelo insieme a me, ci gusta sempre), ma anche per carattere ed esperienze vissute. Eppure entrambi hanno una cosa in comune, la fragilità insita in ognuno di noi quando ci troviamo di fronte l’incognita di un forte sentimento.
Un libro che si legge con estremo piacere, e che pone un’unica domanda a tutti noi: è coraggioso o incosciente scegliere di vivere solo il momento presente, senza preoccuparsi di quello che potrebbe accadere nel futuro?
