Sono stata molto indecisa se recensire o meno l’ultimo libro della serie del commissario Ricciardi. I motivi sono molteplici, ma sopra ogni cosa è stata la sensazione di vuoto provata alle ultime parole, un senso di mancanza che, ancora adesso a distanza di settimane, non mi abbandona.
Anche quest’opera è un assoluto capolavoro, e su questo non ho alcun dubbio. Dolente, introspettiva, corale che abbraccia ogni personaggio conosciuto e nuovo per salutare ognuno di loro e lasciarli in quella Napoli degli anni Trenta che abbiamo imparato tutti ad amare, nonostante le sue incredibili contraddizioni, le disparità sociali, la nobiltà dell’anima.
Nobiltà che riconosci in un femminiello che si prostituisce alla sanità come Bambinella, nella rude scorza che nasconde un gran cuore del brigadiere Maione, nelle idee rivoluzionarie, coraggiose per l’epoca, del Dottor Modo, nell’aristocratica bellezza di Bianca, che si riflette in ogni suo gesto e pensiero, nella sfacciata e moderna Livia che, forse, è il personaggio più fragile di tutti, senza tralasciare Rosa, Nelide, il signor Colombo, Don Pierino, finanche Tanino, uno degli ultimi arrivati, e tutti coloro le cui vicissitudini abbiamo seguito nei vari libri.
E poi ci sono loro due: Luigi Alfredo Ricciardi e la piccola, determinata e forte Enrica.
Che il finale ci avrebbe strappato il cuore, lo si intuisce dalle prime righe e anche dalla quarta di copertina, ma ciò non prepara alla separazione, allo strappo che sulle ultime parole siamo costretti a vivere.
Eppure, se mi guardo indietro non posso che sentirmi arricchita da questa meravigliosa serie di libri e allora saluto così quest’ultima opera, proprio con le parole di Enrica che, in un certo senso, sembrano rivolte a ogni lettore e non solo al suo amato: “Non dimenticarti di noi”.
E come potremmo mai? Rimarranno tutti, per sempre, nei ricordi di chi ha vissuto questo intenso viaggio durato quindici superlativi libri.
Arrivederci, Ricciardi… e speriamo un giorno di incontrarci di nuovo.
Assolutamente consigliato!
