Recensione: “Il segreto dell’Anatomista” di Jordi Llobregat

Decisamente questo è un thriller storico ricco di tensione, suspense, misteri e colpi di scena. Ma a tutto ciò, che già per i miei gusti lo rende un libro degno di nota, si aggiunge anche un’accurata ricerca storica, di ambientazione e anche medica dell’epoca di riferimento.

Ho trovato davvero intrigante la costruzione e i riferimenti agli studi e ipotesi di Vesalio e Galvani, che hanno dato a tutto una base scientifica e allo stesso tempo misteriosa. La stessa Mary Shelley con il suo Frankenstein si è ispirata ai medesimi esperimenti basati sul galvanismo, tuttavia questo romanzo non è un horror gotico ma un vero e proprio thriller.

Ho amato molto anche la caratterizzazione dei personaggi, la “ribellione” di alcuni di essi alle discriminazioni del periodo e le mille sfaccettature di ognuno di loro, anche e soprattutto dei secondari, coloro che vivono nelle zone più povere della Barcellona di quell’epoca tra vicoli, fango e fogne.

Una bellissima storia, completa sotto ogni punto di vista, che mi sento di consigliare senza alcun dubbio.

Recensione doppia: “Wolfsong: il canto del lupo (Green Creek Vol. 1)” e “Ravensong: il canto del corvo (Green Creek Vol. 2)” di TJ Klune

Non mi era mai capitato fino a ora di recensire due libri in una sola volta, ma è anche vero che questi romanzi, i primi della serie, sono legati tra loro a doppio filo: un legame forte e tenace, proprio come quello che unisce i membri di un branco.

Mi sono immersa in questi meravigliosi fantasy, tra licantropi, stregoni, umani straordinari e pazzi e appena finito il primo ho resistito solo mezza giornata, prima di comprare il secondo e buttarmici a capofitto, nonostante avessi già un centinaio di libri da leggere già comprati.

Ox mi ha conquistata in un attimo, Joe mi ha fatta innamorare in un secondo, Gordo l’avrei preso a sberle per quanto l’avrei voluto abbracciare, Mark non si può non amarlo come è impossibile non adorare ogni singolo membro del branco più incredibile, forte, affascinante e sgangherato di sempre.

Ancora oggi non so se amo di più i licantropi, con le loro dichiarazioni assurde, o il “maledetto Team Umani” con le battute impossibili nei momenti meno opportuni che mi hanno fatta scoppiare a ridere nel pieno della notte e durante scene adrenaliniche da cardiopalma.

Lo stile narrativo di Klune in questa serie è originalissimo e, per me, favoloso. Un ritmo pazzesco, che ti fa palpitare il cuore accompagnando perfettamente le avventure e i percorsi di crescita di ognuno dei protagonisti.

E alla fine ti rimane attaccato addosso un intenso profumo di “lecca-lecca e pigne. Qualcosa di epico e fantastico” o di “fango, foglie e pioggia”.

In attesa spasmodica di leggere i prossimi della serie, non posso che consigliarvi di leggere questi due e unirvi a questo meraviglioso “BrancoFamigliaAmoreCompagnoFratelloAmico”.

Super consigliatissimi!

Recensione: “Un brivido nelle ossa” di Jane Seville

A volte i libri possono sorprenderti e anche se hai delle perplessità iniziali riescono a trascinarti in un modo tale da farti dimenticare, una volta arrivata alla fine, quali erano le cose che non ti convincevano.

Con questo libro è accaduto proprio così. Io sono una di quelle persone che non ha mezzi termini nelle letture: o mollo subito il libro alla prima pagina, oppure, anche se magari con passo più lento del solito, proseguo fino a terminarlo e non riesco mai ad esprimermi se non l’ho finito di leggere.

Questo libro per me è stato proprio così, un viaggio che sembrava mi dovesse portare in luoghi conosciuti e prevedibili, ma che invece a un certo punto mi ha sorpresa non poco e trascinata in una corsa finale al cardiopalma.

Ho amato il fatto che la parte thriller/suspense sia molto ampia, lasciando che la parte romance arrivi lentamente. Se non lo avessi saputo dall’inizio, avrei potuto pensare che era solo un thriller senza alcuna storia romantica tra i personaggi. I due protagonisti sono diversi quanto simili, fanno entrambi un percorso di crescita emotiva e personale e questo, per me, è il punto fondamentale che non deve mai mancare in un libro.

Consigliato.

Recensione: “Come anima mai” di Rossana Soldano

Non è affatto semplice recensire questo libro terminato di leggere da qualche giorno, ma che ancora adesso mi ha lasciato un senso di pienezza, arricchimento, consapevolezza e, allo stesso tempo, una sensazione di vuoto, perché l’unica cosa che avrei desiderato fare, appena finito di leggere in piena notte, è stata quella di ricominciare tutto daccapo.

Ci sono due frasi che mi tornano sempre in mente e che rappresentano al meglio ciò che ho provato:

  1. Questo è il libro che avrei sempre voluto leggere
  2. Questo è il libro che avrei voluto proprio scrivere

Un romance storico che mi ha sorpresa per tantissime cose. Innanzitutto per l’incredibile accuratezza che mi ha trascinata in un attimo tra gli studenti di Cambridge del 1936, come anche a Roma, a Parigi, in Germania e in tanti altri luoghi. La storia di Lewis e Will si dipana lungo molti anni, ed è così vera, fatta di alti e bassi, di verità e menzogne, di amore, passione, colpe e perdono al punto da mettere in discussione le tue stesse idee.

Meravigliose le citazioni letterarie, le discussioni tra studenti di letteratura come di politica, lo scontro di classi sociali, di apparenze e realtà, fino a giungere dopo la metà del libro a una serie di colpi di scena del tutto inaspettati che ti tengono con il fiato sospeso fino alla fine.

Tutto ciò che avevo immaginato leggendo il primo capitolo, lentamente è stato confermato e poi completamente ribaltato più e più volte. Mai mi sarei aspettata un’opera così completa da tutti i punti di vista, e l’unica cosa che posso dire è: LEGGETELO!

Super Consigliatissimo!

Recensione: “Wabi Sabi – la bellezza delle cose imperfette” di Valentina Pangallo

Partiamo da un’importante premessa: io non rileggo mai un libro per intero. Mi può capitare di rileggere alcune parti, ma è rarissimo che io rilegga un libro. Ecco, per questa meravigliosa opera ho fatto un’eccezione e ne sono incredibilmente contenta.

Mi capitò di leggere Wabi Sabi nella sua prima stesura più di un anno fa. Amai da subito il protagonista Ryuu, un uomo che per sopravvivere a se stesso e alle sue crepe interiori si è costruito una maschera di indifferenza, lasciando che la bruttura in cui si ritrova a vivere gli scivoli addosso, pur ferendolo ogni volta.

Quando venni a sapere che la Triskell lo avrebbe pubblicato, iniziati a contare i giorni in attesa di ritrovarmelo tra le mani e non ho saputo resistere al richiamo di quest’opera. Così mi sono rituffata nel fascino dell’antico Giappone, tra l’anima spezzata di Ryuu e quella rotta del ronin che riesce a vedere in lui cose che nessuno ha mai scorto. Di nuovo immersa nella capacità di quest’autrice di portare in scena un perfetto dramma orientale, che ti strappa via anima e cuore ma che alla fine te li restituisce e ricompone, lasciandoti comunque in un perfetto mix di lacrime di dolore e gioia.

Non c’è un particolare che non sia stato curato nel dettaglio, dall’ambientazione, agli abiti alle abitudini e anche allo stile narrativo, senza risultare comunque mai pesante. Un romance storico orientale di quelli che non possono mancare nella mia biblioteca e che finisce vicino a “Memoria di una geisha” senza sfigurare affatto.

Super consigliato!

Recensione: “L’Agenzia: Milano (Soglie Instabili Vol. 1)” di Daniela Barisone e Juls SK Vernet

Una incredibile sorpresa. Questo libro è riuscito davvero a meravigliarmi per il perfetto equilibrio fra le sue varie anime e per la costruzione di un credibilissimo paranormal thriller ambientato in Italia e, più precisamente, a Milano, di cui ho gustato e respirato ogni descrizione e sfumatura.

Come sempre, le due autrici hanno una vena ironica particolare e in quest’opera è particolarmente riuscita. Le citazioni e le ispirazioni sono varie e se alcune vengono colte subito (chi non conosce l’Edgar-abito?), per altre bisogna avere una specifica cultura e passione per tutto ciò che è stato scritto, trasformato in film o serie TV sull’argomento del multiverso, di mondi paralleli e di porte che affacciano su di essi.

Ammetto che l’ho iniziato a leggere non immaginando proprio in cosa mi sarei trovata immersa (volevo leggerlo da molto tempo e non rammentavo più nemmeno la trama), il che però non ha fatto che rendermi ancor più gradevole la sorpresa.

Divertente, appassionante, ottima suspense con il giusto mix di amore e passione tra i due protagonisti e le avventure in cui si trovano coinvolti. Ho bevuto questo libro in quasi totale apnea, e sono arrivata al termine più che soddisfatta.

Di sicuro questa serie, per i miei gusti, inizia con il botto ed è tra le mie preferite. Prontissima, quindi, per passare al prossimo.

Più che consigliato!

Recensione: “Rondini d’inverno” di Maurizio De Giovanni

Che faccio, mi ripeto? Ebbene sì! Anche questo libro, il decimo della serie sul commissario Ricciardi (senza considerare i quattro racconti brevi compresi in alcune raccolte), mi ha incantata, affascinata, trascinata in questa Napoli degli anni Trenta tra amori, dolori, ricchezza, povertà, moralità imposta e maschere da indossare per poter semplicemente sopravvivere.

L’umanità incredibile che Maurizio De Giovanni riesce a dipingere in questi romanzi mi sorprende ogni volta, e non solo per la trama poliziesca, ma per l’approfondimento psicologico di tutti i personaggi, dal protagonista ai comprimari, dalle vittime ai carnefici, senza lasciarti la possibilità di dare giudizi sommari, perché è questa la vita: tutti sbagliamo, tutti cadiamo, alcuni si rialzano, altri non ne sono capaci.

Un finale, poi, che per la gioia ho riletto dieci volte e che mi lascia respirare un attimo senza costringermi a buttarmi subito sugli altri due.

Lo consiglio? Ma certamente!

Recensione: “La piccola collezione di verità omesse” di Rosalie Hawks

Questo è il secondo libro che leggo di quest’autrice. In realtà lo avevo iniziato prima dell’altro, ma sono andata a rilento attendendo il momento giusto per terminarlo. Non perché non mi piacesse (scrive divinamente e su questo non c’è alcun dubbio) ma solo, probabilmente, per la vita da liceale del protagonista da me molto lontana oramai.

Ciò nonostante, ho proseguito al momento giusto fino a terminarlo e sono contenta d’averlo fatto. Il libro merita, è quasi più un romanzo di formazione che un romance (qualità dell’autrice che apprezzo molto).

Anche in queste righe si segue un percorso di crescita, e non solo quello di Hiroya, ma anche di tutti i suoi amici e amiche, nuovi e vecchi, e, ovviamente, di Leo che, nonostante abbia dodici anni in più, porta dentro sé ferite ancora da rimarginare.

Questo romanzo va gustato con calma, con tranquillità. Un lungo viaggio attraverso momenti di gioia, scoperte, dolori, risate e lacrime.

Non posso che consigliarlo, come il precedente, perché di certo è una lettura che merita cinque stelle piene.

Recensione: “Sogno di una notte” di Nykyo

E va bene, qui si gioca sporco, mia cara autrice. Già nel precedente libro (trovate la mia recensione a questo link), di cui attendo con ansia il sequel/spin-off, mi hai rapita trascinandomi in un mondo piratesco facendo leva sul fascino dei pirati, che mi porto dietro dall’adolescenza. Con questo hai fatto proprio tombola: Shakespeare, un folletto glitterato, il pattinaggio, la danza e cos’altro serve per conquistarmi?

Sono rimasta incantata dalla scrittura coinvolgente, dalla sensualità e passionalità di alcuni capitoli (e se lo dico io che in genere non mi soffermo mai su questi aspetti, vuol dire che hai fatto proprio centro), dalla schiettezza a tratti rozza di Il’ya al fascino indiscutibile di Puck, che sembra davvero uscito da un qualche bosco fantastico e che ti prende per mano per portarti nel suo magico mondo.

Divertente, ironico, romantico senza mai essere stucchevole e nemmeno irreale, questo libro mi ha deliziata dalla prima all’ultima riga e conferma quanto quest’autrice sia di fatto entrata nella mia personale lista di scrittori da comprare e leggere a scatola chiusa, perché non si corre mai il rischio di rimanerne delusi.

Più che consigliato.

Recensione: “Febbre” di Jonathan Bazzi

Ammetto che se non mi avessero spinto a leggere questo libro, probabilmente non lo avrei scelto come lettura. Ho letto negli anni passati così tanta narrativa LGBTQ+ basata su storie vere o comunque incentrata quasi esclusivamente su problemi e discriminazioni, con finali che raccontano la realtà, ma che spesso sembra non vogliano mai lasciare un’ombra di speranza e anche di “normalità”, che proprio non avrei mai pensato di buttarmi in un libro autobiografico in cui l’autore racconta il suo rapporto con la scoperta dell’essere sieropositivo.

Tuttavia, sono proprio contenta invece di averlo letto perché quest’opera, per nulla pesante, mi ha sorpresa davvero e per più motivi.

Innanzitutto ho apprezzato lo stile molto originale di scrittura: una prima (che in genere non amo) ma che sembra quasi un unico flusso di coscienza, con un ritmo serratissimo e anche vivace.

Jonathan, a capitoli alternati, ci racconta il suo presente e come affronta, in modo per nulla tragico, la scoperta dell’essere sieropositivo, ma anche il suo passato in una Rozzano piena di disagio sociale. E nonostante ci parli di un’infanzia dura, lo fa con una tale leggerezza, a tratti ironica, che il tutto scorre senza alcuna fatica.

Senza veli, senza paura di mostrarsi in ogni sua fragilità e debolezza e in quello che significa crescere non solo in luoghi dove l’essere gay non è nemmeno contemplato, ma anche in un tipo di vita, da adolescente e giovane adulto, “trascinato” da impulsi del tutto naturali in un mondo dove il sesso anaffettivo sembra essere l’unico motore.

Eppure, Jonathan ci mostra invece la sua incredibile sensibilità, come se fosse una principessa romantica prigioniera da una parte dell’omofobia del quartiere-città in cui cresce e dall’altra di un ambiente fatto solo di incontri occasionali, di chat e app. Una dolce fata che non riesce a spiccare il volo anche a causa del suo stesso corpo e desideri.

Questo non è un romance, eppure è una bellissima storia d’amore: quella di Jonathan che impara ad amare se stesso, e di chi con molta più serenità di lui rimane sempre al suo fianco.

Consigliatissimo.