Recensione: “L’uomo che scrive ai morti” di Preston&Child

Diciottesimo libro letto della saga dell’agente speciale Aloysius Pendergast. Già il fatto che ho letto in poco tempo il libro numero diciotto di questa serie vi fa capire quanto anche quest’avventura mi sia piaciuta.

È incredibile il modo in cui gli autori siano riusciti a creare un personaggio talmente eccezionale da non stancare mai. Non c’è libro che non abbia apprezzato e amato e, cinque minuti dopo averlo terminato, già sento la mancanza di Aloysius, del suo modo di fare eccentrico, aristocratico, elegante, della sua intelligenza, delle sue capacità fisiche nascoste in un corpo longilineo, in abiti sempre di sartoria ma neri come quelli di un becchino.

Un uomo dagli occhi di ghiaccio, che trova sempre il modo di mettere in difficoltà non solo i criminali, che alla fine in genere non sopravvivono, ma anche quei burocrati supponenti e incapaci che si ritrova sulla sua strada. Sì, Pendergast è fonte di enormi gratificazioni.

Adorabile nei suoi modi di fare da gentiluomo del sud, efficace come pochi, nonostante i suoi sistemi decisamente poco ortodossi, mal sopportato dall’intera FBI, che però non può mai fare a meno di lui. Occhi di ghiaccio ed espressioni imperturbabili, che nascondono però un gran cuore.

Anche questo libro mi ha trascinata, con un ritmo che man mano diviene sempre più incalzante, facendomi imprecare, ridere, dannare l’anima in preda all’ansia e anche commuovere.

Aloysius X. L. Pendergast non sbaglia mai, o lo ami o lo odi, e io sono tra coloro che lo amano immensamente, anche quando, come in questo libro, prende in giro il mio amato Sherlock Holmes, a cui spesso viene accomunato, perché per lui “troppo melodrammatico”… come fai a non amarlo?

E voi, come fate a non conoscerlo?

Se volete leggere le avventure di Pendergast potete iniziare dal primo: Relic

3 comments

  1. Avatar di Penny
    Penny · giugno 26, 2019

    Sembra davvero molto interessante, non conoscevo questa lettura ma grazie a te rimedierò.

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