Genere: thriller/storico
5 ⭐️
Ho finito ieri sera di leggere questo thriller e ancora sono qui che ci rimugino sopra. Direi che già questo è indicativo.
Dell’autore avevo già letto “La Stazione” che per certi versi come tipo di storia molto particolare mi è piaciuto di più, ma per altri (stile e dinamica puramente thriller) di meno.
La prima cosa che vi dico è che sono rimasta spiazzata nello scoprire chi è stato colpevole dell’efferato delitto attorno al quale è costruita tutta la storia. Non è facile sorprendermi così tanto. A volte almeno all’ultimo arrivo a intuire, ma stavolta proprio zero, quindi i miei complimenti per l’ottima struttura del giallo.
Detto ciò, come anche nel precedente libro, c’è tutta una parte storica che è davvero molto interessante. Alcune cose le conoscevo, ovviamente, altre per nulla quindi è stato un modo per approfondire eventi che, ahimè ancora oggi nel 2026, dovremmo studiare e non dimenticare per evitare di ricadere negli stessi drammatici errori del passato.
L’ambientazione è suggestiva, ho amato anche che sia stato ambientato negli anni Novanta (era inevitabile per potersi ricongiungere ai fatti tragici del ’44).
Molto interessante, poi, tutto ciò che riguarda la vita di Montisola che ruota tutta attorno alla pesca.
I personaggi sono il punto forte di tutto il romanzo, perché nessuno, a partire dal protagonista, è bianco o nero. Sono tutti grigi, con lati oscuri o meno, e a volte è sottile il filo che fa cadere da un lato o dall’altro di ciò che è insito nell’anima di ogni essere umano.
Parlare di ognuno di loro mi porterebbe a fare degli spoiler, quindi non vi dirò altro.
Posso però dirvi che queste 500 pagine, dopo un primo momento, sono volate e mi sono immersa del tutto nei luoghi e nei tempi che vengono narrati, in alcuni momenti con non poca sofferenza o “disgusto”.
Insomma, non posso che consigliare la lettura a chi ama il genere thriller e quello storico mescolati insieme.
